Giorgio Battistelli
Musicista tra i più interessanti della sua generazione, Giorgio Battistelli si distingue nel panorama dei compositori europei per la ricerca personalissima della drammaturgia del suono e la scrittura di nuove forme musicali.
È autore di numerose opere di teatro musicale: Experimentum Mundi, opera di musica immaginistica su testi tratti dall’Encyclopédie (1991) che hanno avuto d oggi più di 200 rappresentazioni nel mondo; altre le produzioni di teatro musicale che hanno avuto il loro battesimo in prestigiosi teatri e festival europei: Le combat d’Hector et d’Achille al Festival di Strasburgo; La scoperta della lentezza al Teatro di Brema; Auf den Marmorklippen al Teatro Nazionale di Mannheim con la compagnia catalana Fura dels Baus; The Embalmer su testo di Renzo Rosso all’Omega Palace di Londra, ripreso a Firenze con l’ORT per Fabbrica Europa nel 2010 con la regia firmata dallo stesso Battistelli. E ancora titoli importanti come L’autunno del Patriarca all’Opera di Brema; Il combattimento di Tancredi e Clorinda, D’aprés Claudio Monteverdi, per la regia di Mario Martone, e Riccardo III da Shakespeare alla Vlaamse Opera di Anversa, I Cenci di Artaud a Londra, Parigi e Madrid, Miracolo a Milano per la regia di Daniele Abbado al Teatro Municipale di Reggio Emilia, e nel 2008 The fashion alla Deutsch Oper am Rhein di Düsseldorf, Divorzio all’italiana per l’Opera National de Nancy e de Lorraine.
In questa stagione Sconcerto, novità assoluta di teatro musicale con Toni Servillo e le musiche originali composte da Giorgio Battistelli, è in scena nei più importanti teatri italiani di prosa.
Al Maggio Musicale Fiorentino Giorgio Battistelli arriva nel 1992 con “Teorema” liberamente tratto da Pier Paolo Pasolini e torna nel 2000 con “Impression d’Afrique” da Raymond Russell. Per le pagine sinfoniche e strumentali il suo nome appare all’Accademia di Santa Cecilia di Roma, prima per la direzione di Myung-Whun Chung e successivamente con Antonio Pappano, e al Teatro della Scala presenta “Meandri” (2004) con la direzione di Riccardo Muti.
Dal 1986 le sue composizioni sono pubblicate da Casa Ricordi.
È stato direttore artistico del Cantiere Internazionale di Montepulciano, dell’Orchestra della Toscana, della Filarmonica Romana, composer-in-residence dell’Opera di Anversa, dell’Opera di Düsseldorf. Dal 2004 al 2006 è stato direttore della Biennale Musica di Venezia. Dal 2006 insegna alla Aldeburgh Music dove tiene un corso di teatro musicale per la Jerwood Opera Writing Fellowships.
Nel 2008 ha ricevuto la nomina di Chevalier d’Ordre des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese.
È accademico di Santa Cecilia e presidente della Società Aquilana dei Concerti “B.Barattelli”.
Il Teatro alla Scala gli ha commissionato per il 2013 una nuova opera.
È pubblicato da Casa Ricordi (Universal) dal 1986.
Nato ad Albano Laziale nel 1953, vive a Roma.
Profilo di Giorgio Battistelli a cura di Stefano Catucci
Può apparire vano parlare della musica di Giorgio Battistelli senza portare il discorso sul teatro, sulla danza, sull’immagine, sulla narrazione. Non c’è pagina di Battistelli che non sia abitata da un “doppio”, non c’è composizione che non espliciti la relazione da cui ha preso spunto e che non sfoci in una forma di drammaturgia. Eppure, a mano a mano che i suoi lavori si accumulano, diventa sempre più chiaro che gli accoppiamenti con la grande letteratura, con il cinema o con le arti visive non dicono l’essenziale della sua musica.
Quella di Battistelli è un’opera che riflette sul destino stesso della musica d’oggi, sui suoi rapporti con l’attualità e con la tradizione, suoi spazi di autonomia e di libertà. È una riflessione che non procede per tesi, ma per tentativi, e che proprio per questo deve essere definita sperimentale. Ogni nuova composizione di Battistelli affronta una prova, cerca di dare forma musicale a un’esperienza. Non stupisce, perciò, che da un titolo all’altro non si ripeta mai una stessa formula. L’unità dell’opera di Battistelli non può essere misurata sui parametri dello stile, ma sulla coerenza di un problema affrontato volta per volta tramite strumenti, suoni e riferimenti extramusicali sempre differenti. È il problema delle forze che la musica deve percepire nel mondo che le sta attorno per riuscire a farle confluire in una nuova forma.
L’intuizione fondamentale di Battistelli è che la musica non possa più essere concepita come un’isola, ma neppure come il prolungamento o come il supplemento di un universo di esperienze culturali che vivono indipendentemente dalla musica. Il lavoro sulle tessiture della voce, sull’azione compiuta dalle mani sugli strumenti dell’orchestra o su oggetti che la composizione trasforma in corpi sonori, sono soltanto alcuni dei modi con i quali Battistelli rivendica alla musica quasi una funzione di regia, come se i testi, le visioni e le occasioni drammaturgiche fossero soltanto i poli magnetici di un campo di energie generato ogni volta dal movimento del suono. Per questo i lavori concepiti per il teatro e quelli per orchestra non appartengono, nell’opera di Battistelli, a diversi “generi”, ma sono fasi di una stessa ricerca, capitoli di una stessa trama.
La musica, dunque, intesa come una forma impura, costantemente in dialogo con ciò che è altro da lei, ma radicata nel terreno che le è proprio. Se guarda al teatro, al gesto, all’immagine, l’opera di Giorgio Battistelli lo fa perché è mossa da un’impazienza che la spinge ad andare avanti come per una necessità alla quale è impossibile sottrarsi. È «l’impazienza della libertà», come la chiamava Michel Foucault.
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