Caro Andrea ... un pensiero per te!

Caro Andrea, … un pensiero per te!



In occasione della seconda giornata “Caro Andrea, …” abbiamo raccolto pensieri e ricordi di persone che gli hanno voluto bene; una preziosa e significativa testimonianza di affetto, stima, amarezza.


Una sera, durante le dieci stagioni, sono rimasto incantato nel vedere il suo sguardo che parlava con tutti gli altri musicisti alla ricerca di un equilibrio che da un momento all’altro si sarebbe potuto rompere. La tensione del viso, gli occhi che si aprivano e si chiudevano, il respiro profondo, quel corpo che dominava imponente la scena e le labbra che ogni tanto lasciavano intravedere un abbozzo di sorriso ne erano la testimonianza. Quando guardava qualcuno era in grado di dirgli cosa fare e a chi trasmettere il suo messaggio, ma più spesso accadeva che tutti si guardassero tra loro per poi insieme guardare lui, e lui era in grado di guardarli tutti contemporaneamente. E io, senza fiato, ero consapevole che quelle note suonate in quel modo e combinate tra loro secondo una sequenza millimetrica erano come il cammino di un equilibrista sul suo filo e che il nostro Maestro era l’anima di quell’equilibrio. Ma ad un certo punto, non saprei dire quando, quella tensione, quello sforzo, quella ricerca estrema di un equilibrio, a volte impossibile, esplose in un’espressione di serenità, di sicurezza, di distensione che capii non si sarebbe potuta mai alterare. Questo era Andrea col suo violino, ma questo era Andrea con la sua famiglia, con i suoi amici, con qualsiasi persona che anche per un attimo si è avvicinata a lui.

Enrico


In questi due anni lo avrò sognato mille volte, in tutte le situazioni possibili. Un sogno di pochi giorni fa mi è rimasto particolarmente impresso: diluviava, io ero a piedi e dovevo andare urgentemente da qualche parte, lui arrivava dal nulla col suo scooter blu e mi offriva un passaggio. Salivo dietro di lui appoggiandomi alla sua spalla, un gesto che mi viene naturale da quando ero bambina e mi accompagnava a scuola, e all’improvviso mi rendevo conto di una cosa: “babbo, tu non ci sei più, che ci fai qua?”. E lui, tranquillamente, rispondeva: “ti porto io, ci si bagnerà un po’ ma almeno arrivi in tempo”. Perché il babbo è così: pur di farti felice e aiutarti riesce sempre ad arrivare di corsa, anche da molto lontano, e anche se non sai bene dove devi andare. Ed è così che vorrei che lo ricordaste, oggi e per sempre.

Teresa


Probabilmente ho conosciuto “il Tacchi” al momento giusto: lui poco più che quarantenne, (anche se con i riccioli prematuramente tutti bianchi), io appena uscito dal liceo, nell’età in cui si è predisposti ad assorbire tutti gli ioni circostanti per formare, come una molecola, la nostra definitiva personalità. Mi fa piacere credere che, frequentandolo già allora, qualche elettrone tacchioide faccia ora parte della mia molecola, del mio io come del suo. Mi ha sempre affascinato l’energia che metteva nel suonare. Un po’ per il suo amore per la musica, un po’ per la consapevolezza che la posizione di spalla funge da stimolo per tutta l’orchestra, un po’ perché era fatto così: i concerti erano un tripudio fatto di attacchi, spinte in avanti, sudore, fortissimi … Un altro aspetto che mi ha sempre conquistato di Andrea era il gusto che provava nel far musica. Le prove di musica da camera col Tacchi sono quelle in cui mi sono divertito di più in vita mia … Quante volte ho sentito dolori alla pancia per il gran ridere! Per Andrea le prove di musica da camera non erano soltanto un momento per scoprire, capire, studiare la musica che preferiva, ma era pure una semplice scusa per stare con gli amici e godere della compagnia reciproca, un fondamentale momento conviviale e non solo professionale. Ma forse il ricordo più forte che mi è rimasto è quello del suo sguardo che compariva in qualche occasione e che io, grazie alla mia posizione, coglievo appieno. Qualche volta, quando esisteva una particolare affinità con un Direttore, capitava che, durante il concerto, gli occhi di Andrea si spalancassero, le labbra appena aperte, il violino proteso e la schiena inarcata come se avesse voluto toccare la bacchetta col riccio del violino. Era il momento in cui Andrea si dava completamente alla musica, quello sguardo esprimeva tutta l’ammirazione e la gratitudine per il direttore e la voglia di capire la rivelazione musicale che stava affiorando. Perché la grandezza di Andrea è legata anche alla sua modestia e all’essere stato sempre aperto agli stimoli provenienti dagli altri musicisti, cosicché l’orchestra era per lui un arricchimento inesauribile.

Stefano


In stile aulico per te un omaggio, tu sempre scherzoso e tanto saggio;
con tal rispetto per la musica ed umiltà, che bastata ne sarebbe la metà.
Dimmi te se ti sembra normale tutta ‘sta gente per te che oggi s’ abbraccia,
un’ apoteosi di affetto, manco a Natale, per la tua lontananza che noi tutti schiaccia …
Ci tenevi sempre a far bene, “via ragazzi, non siamo insieme!”
Con la t-shirt di Emergency o con un frac elegante, la tua arte era sempre gigante.
Disciplina, rigore e gran fermezza a braccetto si tenean con la tua gentilezza.
Uguale se alla Scala o a Porciorasco, “troppo poche son le prove!”
ma lungi da lui l’ipotesi di far fiasco ché col violino in mano a dir poco commuove …
E vogliamo parlar di quando piove? Persiane chiuse,
“Susi, chiama la NASA! Non sia mai che entri l’acqua in casa!”
Sul palco e nella vita quanto mi manca … la tua nuvola bianca …

                                                                                                                                     Andrea L. 


Quanto mi manca quell’alzata di Tacchi quando eri impegnato in un tema importante: giravi il collo, inclinavi la testa e la schiena, alzavi i “Tacchi” chiudevi gli occhi e non ce n’era per nessuno. Ecco il Tacchi signori, il Suono, lo Stile, l’Emozione. Quante volte ripenso e ripensiamo con Fabiana al nostro Trio, musica e amicizia. Caro Andrea, te ne sei andato due anni fa: sembra ieri oppure sembra un millennio … Quando ci lascia una persona importante capisci che non esiste il tempo, che non è misurabile, si traccia una linea … c’è un prima e un dopo e si cambia. Tutto cambia. La tua ORT è cambiata, tutti noi siamo cambiati assimilando e facendo propria un po’ della tua energia. Si cambia sviluppando una caratteristica che già avevamo ma che viene amplificata dalla tua presenza/assenza. E allora capiamo che non solo non esiste il tempo ma non esiste neanche lo spazio. Si può essere presenti anche nell’assenza. E tu Caro Andrea ci sei sempre, nelle nostre note ma soprattutto nei nostri sguardi. Forse sei anche nascosto in qualche poltrona del Teatro, in alto, e sorridi e t’incazzi come solo tu riuscivi a fare. Mi piace pensare che stai accompagnando questo nostro momento difficile, come quello della tua famiglia, con l’immagine dentro di noi del tuo inimitabile sorriso, del tuo senso dell’umorismo e della tua etica rigorosa e rispettosa. Caro Andrea, ci stiamo provando. Senza il nostro Campanile la piazza è diversa, ma sarà sempre bellissima.

Luca


Sotto il sole cocente di un Agosto agitato, sopra i sassi e la sabbia di una spiaggia affollata, nel blu e nel mare immersi, scoprimmo cosa c’era di più, di più di tutto questo. C’era un amico dai capelli bianchi che col suo solo sguardo ti faceva sentire come se fossi stato sempre a casa. In ogni luogo del mondo.

Matteo


Sei entrato in ognuno di noi così profondamente che ancora oggi al solo nominarti i nostri occhi si riempiono di lacrime. La tua ferrea determinazione nel valutare gli eventi, il tuo pacato e insieme irascibile modo di esprimerti, quel misto di accoglienza verso alcuni e di insofferenza verso altri, il tuo modo intimo e confidenziale di esprimerti ti ha reso da subito una persona di famiglia. Sei entrato nella nostra vita con quella grazia e quella gentilezza che ti era così facile e con la stessa grazia e gentilezza ne sei uscito come solo le persone grandi sanno fare, lasciandoci ancora oggi pieni di sgomento.

Sandra


Caro Andrea, in questi due anni non ci siamo mai separati e se mi è stato difficile, sino ad ora, raccontare di noi, adesso sono pronto e felice di poterlo fare. Macché zio e nipote! Siamo cresciuti insieme proprio come fratelli fra giochi, risate e momenti di felicità indimenticabili. Un fratello maggiore che mi dava sicurezza e al quale potevo sempre appoggiarmi. Quante volte da piccolo ho aspettato di sentirti tornare per riuscire ad addormentarmi tranquillo! Quante volte ti sei preso la colpa per le nostre birbonate solo perché eri il più grande! Lo so, essere nato il tuo stesso giorno, anche se sette anni dopo, non l’’hai mai digerito, ma non puoi negare che siamo sempre stati bene insieme. Tu che, inconsapevolmente, mi hai guidato in alcune scelte della vita, sei stato per me un importante punto di riferimento. Ogni tanto mi accorgo di avere delle espressioni, degli atteggiamenti che mi ricordano te e allora mi domando, ma anche Andrea faceva questo? Non so, mi sembra strano, ma qualche volta mi pare di essere un po’’ te, qualcosa che mi porto dentro, qualcosa che non se ne potrà mai andare, qualcosa che mi fa capire che non sei volato via ma che esisti ancora in me, così come in tutti quelli che ti hanno conosciuto e amato … e questo mi colma di gioia.

Alfredo


Ci sono ferite che non lasciano tracce ed altre che si rimarginano, magari male, ma destinate comunque a sparire. Altre ancora invece, come la mancanza di un amico, restano vive e si trasformano assumendo forme diverse. Andrea può mancare quando leggi un libro e ti domandi se gli sarebbe piaciuto, quando ridi di qualcosa, quando senti una musica o vedi un violino, quando mangi qualcosa che a lui sarebbe piaciuta o quando pensi di andar per mare, magari alla volta di qualche isola. Una mancanza, una ferita che compare e scompare, ma destinata a durare in modo indelebile.

Marco


Caro Andrea, se chiudo gli occhi, nel buio dei miei pensieri, si accende il bianco dei tuoi capelli: quanto invidiavo i tuoi riccioli … Ma per me non erano una “nuvola”, ma una cascata di fusilli al dente! Quante cose eri … Eri un “Allegro appassionato” per come ti sedevi su quella sedia, sempre così convinto e pronto a dare il meglio. Talvolta un “Allegro con fuoco”, quando riuscivi a trascinare tutti dietro di te in un crescendo di musica. Quanto ti piaceva essere un “Allegretto scherzando”, con le tue barzellette dietro le quinte e le battute a mezza voce in prova. Sempre “dolcissimo” e “con anima” per come accoglievi tutti nella tua orchestra con affetto e gentilezza. Ti ricordi la leggenda delle isole Orcadi, secondo cui un violinista, danzando tra i solchi arati di un campo, favorisce il raccolto? Tu sarai sempre come quel violinista, perché con la tua musica e la tua umanità hai arricchito tante persone e hai dato vita ad un’orchestra che è davvero “un’Orchestra di persone”. Ciao Andrea. Grazie.

Clarice


Caro Andrea, con la tua arte mi hai sempre reso felice e commosso. Poi, sceso dal palcoscenico, godevo della tua personalità semplice e sincera. Questi Andrea mi mancano tanto.

Andrea M.


“E pronuncia sempre con riverenza questo nome, maestro, che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo ad un altro.” (E. De Amicis) Non essendo io molto bravo a scrivere, preferisco affidarmi a chi ne sa più di me; è un pensiero che mi ha sempre colpito molto, dalla prima volta che lo lessi, essendo io così fortunato da poter chiamare nei due modi la stessa persona.

Tommaso


Caro Andrea, ci manchi. Non abbiamo più il tuo sorriso, la tua ironia, la tua serietà, la tua disponibilità alle imprese più rischiose. Sei stato un grande musicista, e il tuo segreto era la tua umanità. In un mondo nel quale i talenti musicali atterrano spesso in personaggi non meritevoli di tanto dono, tu ci hai dato la dimostrazione che si può essere persone speciali sotto tutti gli aspetti. E per questo motivo ci manchi.

Monica e Michele


È vero che tutto passa … ma la tua musica e il tuo sorriso, per noi, rimarranno impressi nei nostri cuori.

Grazia e Francesco


Ciao Andrea, sento il bisogno di parlarti e lo faccio come se stessi per vederti tra poco …
A me sembra di  percepire sempre più la tua presenza, e spesso, in cuor mio, spero di rivederti miracolosamente, come mi accade nei sogni, sul palcoscenico e col tuo inimitabile violino. Mi manca troppo il tuo sorriso, le tue risate contagiose. L’armonia non è solo un insieme di note ma un clima che solo tu sei riuscito a creare, anche arrabbiandoti talvolta, ma sempre pronto al perdono e allo scherzo; tutto ciò mi manca da morire!!
Pur dopo due anni da quando ci hai lasciati bruscamente percepisco sempre la tua presenza, ovunque in teatro, e mentre suono non c’è concerto che non senta la tua vicinanza, sento che sei in mezzo a noi.
Il tuo amore per la tua orchestra, quella che ci hai consegnato con il cuore e i sacrifici, cerco di trasmetterlo con umiltà a chi ci sta ad ascoltare … e dò l’anima pensando a questo. Mai dimenticherò la prima volta seduto accanto a te, “promosso” concertino dei primi violini, io violino di fila, timoroso e onorato di starti vicino … ricordo il calore del tuo suono, le tue parole tranquillizzanti nei miei confronti. Da allora cerco sempre di imitarti, ben impresso in mente il tuo vibrato, la tua “cavata”, ma mai dimenticherò il tuo entusiasmo, persino durante uno scontato Minuetto che invece io tanto disprezzavo …
Una cosa mi rendeva felice: raccontarti una barzelletta appena arrivati in teatro. Ti sembrerà banale, ma ci tenevo a farti divertire  e sentire la tua meravigliosa risata, coinvolgente. Ti voglio pensare sempre così, col tuo sorriso e la tua voglia di abbracciare gli altri col tuo violino. Ti voglio bene.

Marcello


Io sento che nessun movimento musicale di quelli del Maestro Andrea  Tacchi cui ho avuto la fortuna di assistere adesso è fermo nella mia memoria. Anzi, con ruote intelligenti e molteplici, in essa, la sua eleganza proverbiale e bellissima sèguita anche in quest’attimo a prender carne ed a sfolgorare …

Riccardo


Sei nato quando avevo 12 anni e 2 giorni. Ero entusiasta di avere un fratello (e che fratello … ). Sei stato vivace (a volte anche troppo), intelligente, ma soprattutto buono. Mai lontano, sempre presente e disponibile: semplice, ironico, allegro, continuamente pronto a scherzare. Mi manchi tanto Andrea, mi manca il tuo calore e conforto.

Sergio


Non pare possibile di non vedere la sua cara figura al moment in cui appare l’orchstrasul palco. Tanti hanno scritto delle sue doti artistiche ed umane. Mi permetto di aggiungere un ricordo personale. Nel 2009 mi presentati in una difficile battaglia civica a Sindaco di Firenze. Andrea Tacchi mi fu generosamente a fianco sia per quanto ritenevo di poter fare per la città, sia per vicinanza ideale e valoriale. Anche per questo gli dico: grazie!

Valdo


Caro Andrea, caro MAESTRO, suonare ieri sera nel tuo teatro, con la tua orchestra e i tuoi amici e allievi, è stato rivederti in ogni tuo piccolo, speciale e prezioso dettaglio … Il tuo straordinario modo di suonare, i tuoi occhi che dicevano molte cose, le tue battute sempre pronte a riportare pace, il tuo essere ed esserci sempre e comunque. E ti ho sentito lì. E ti ho visto scuotere il capo sorridendo, come se fosse troppo tutto quell’affetto per te. Non è troppo. È solo molto molto bello e tutto vero.
Per sempre il mio maestro.

Francesca


ultimo aggiornamento 10 ottobre 2018