James Conlon dirige orchestre da più di cinquant’anni. Ma quando parla del suo mestiere, la prima cosa che fa è togliere il direttore dal centro.
«Per me siamo tutti musicisti, ognuno con la propria funzione».
È una frase semplice, ma detta da James Conlon racconta molto del suo modo di stare davanti a un’orchestra.
Nel documentario James Conlon: Between Italian Roots and American Wings, prodotto dalla Fondazione ORT e diretto da Edoardo Zucchetti, Conlon parla per circa trenta minuti senza una voce esterna a guidare il racconto. Ci sono le prove, la musica, i ricordi. E soprattutto c’è il pensiero di un musicista sul proprio mestiere.
Un mestiere che aveva scelto prestissimo.
A tredici anni Conlon sapeva già di voler dirigere. Poi sarebbero arrivati la Juilliard, le masterclass di Maria Callas, il debutto con la New York Philharmonic, il Metropolitan, Parigi, Colonia, Los Angeles. Ma nel film la carriera resta quasi sullo sfondo.

Quello che interessa davvero è un’altra cosa: che cosa succede tra chi dirige e chi suona?
Per Conlon non esiste una formula da applicare. Ogni orchestra è fatta di persone diverse e il direttore deve imparare ogni volta a osservarle, ascoltarle, trovare il modo di lavorare insieme. Persino il gesto, quello che dal pubblico sembra così evidente, non è rivolto a chi guarda: serve prima di tutto ai musicisti e alla musica.
Forse è anche per questo che Firenze occupa un posto particolare nel suo racconto.
Conlon vi debuttò nel 1985 con Don Carlo al Maggio Musicale Fiorentino e da allora il rapporto con la città non si è praticamente interrotto. Oggi è direttore onorario dell’Orchestra della Toscana. «Sono molto felice quando riesco a essere naturale come qui a Firenze», dice nel film.
Alla fine, però, il discorso si allarga ancora.
Perché un concerto, secondo Conlon, non appartiene soltanto a chi sta sul palco. Esiste davvero quando chi suona e chi ascolta condividono lo stesso momento. La musica diventa allora quella che lui chiama una «comunità spirituale»: qualcosa che nessuno può costruire da solo.

Il documentario sarà proiettato in prima assoluta il 3 ottobre al Matera International Film Festival, nella terra da cui proveniva parte della famiglia di Conlon. Nella stessa giornata al direttore verrà conferito il MATIFF Rossini Award alla Carriera, con il patrocinio del Comune di Pomarico e della Provincia di Matera.
Un ritorno alle origini, in qualche modo.
Ma anche un modo per ascoltare un direttore quando, per una volta, non sta dirigendo.