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    L’inaugurazione del Pagliano



    La macchina del tempo: Firenze, 10 settembre 1854. Il giorno in cui il popolo entrò nel teatrone

    Se avessimo davvero una macchina del tempo, oggi la fermeremmo in via Ghibellina.

    È domenica 10 settembre 1854. Davanti al nuovo Teatro Pagliano si accalca una folla enorme. L’inaugurazione ufficiale sta per cominciare e quasi quattromila persone cercano il proprio posto dentro una sala come Firenze non ne ha mai viste.

    Fra loro immaginiamo un uomo qualunque.

    Potrebbe essere un artigiano, un bottegaio, un garzone. Forse è già stato a teatro; forse questa è la prima volta. Girolamo Pagliano ha voluto che gli ultimi tre ordini di palchi fossero destinati anche ai ceti meno abbienti e ha mantenuto i prezzi più bassi rispetto agli altri teatri cittadini.

    Il nostro spettatore sale le scale, raggiunge uno dei palchi più alti e si affaccia.

    Viscardello Teatro Verdi
    L’annuncio della “prima” del nuovo Teatro Pagliano.

    Sotto di lui si apre una sala smisurata: sei ordini di palchi, una platea lunga più di ventisette metri, decorazioni, figure dipinte, abiti eleganti, una folla che parla, si cerca, si osserva.

    Forse il primo sentimento non è la meraviglia, ma lo smarrimento.

    Da lassù gli esseri umani sembrano piccoli. Il teatro, invece, pare non finire mai. Non è un salotto riservato a poche famiglie: è una piazza coperta, una città raccolta sotto un unico tetto.

    Le distanze non sono scomparse. I ricchi stanno in basso, il popolo sale. Ma per qualche ora tutti guarderanno nella stessa direzione.

    Il sipario si alza su Viscardello, l’opera che noi conosciamo come Rigoletto. Lo spettacolo non entusiasma. A impressionare il pubblico è soprattutto la vastità della sala. Un cronista scriverà che «il Teatro è bello di per se stesso».

    Quella sera il teatro è lo spettacolo.

    Il nostro uomo non può sapere che quell’edificio attraverserà incendi, fallimenti, guerre e un’alluvione. Non sa che cambierà nome e che nel 1901 diventerà il Teatro Verdi.

    Forse, uscendo, ricorderà poco dell’opera. Racconterà invece le scale, le luci, la folla. Proverà a spiegare quanto fosse grande la sala e non troverà una misura abbastanza grande.

    Teatro Verdi
    Il Teatro Verdi visto dal sesto ordine di palchi.

    La macchina del tempo può ripartire.

    Siamo arrivati nel giorno in cui un fiorentino qualunque alzò gli occhi dall’ultimo ordine di palchi e vide nascere un luogo che, un giorno, sarebbe appartenuto anche a noi.

    Fondazione Orchestra Regionale Toscana - Partita I.V.A. 01774620486 Privacy Policy | Cookie Policy Realizzazione sito WWS Snc