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    Wiener Stimmung



    Un viaggio nella sonorità del violone viennese 


    A differenza degli altri strumenti della famiglia del violino, che nel corso del periodo barocco avevano trovato uno standard dal punto di vista della forma e dell’accordatura, il contrabbasso come lo conosciamo oggi si è consolidato solo verso la fine del diciannovesimo secolo. Per più di tre secoli il cosiddetto contrabbasso o violone poteva presentarsi con un numero variabile di corde – da tre a sei – con svariate accordature – per intervalli di terza, di quarta, di quinta oppure misti – e soprattutto di forme. Insomma, ognuno faceva un po’ quello che gli pareva, l’importante era raggiungere le sonorità gravi che gli altri strumenti ad arco non potevano sostenere. 

    In questa grande confusione nasce nel ‘700 a Vienna quello che oggi viene definito “Violone Viennese”. 

    Si tratta di uno strumento con una forma ben definita con spalle spioventi e un riccio allungato, montati con 5 corde, ancora con i legacci sul manico, pratica derivata dalla famiglia delle viole da gamba, e accordato per intervalli misti di terza e quarta, ovvero, partendo dalla corda più acuta: La, Fa diesis, Re, La, Fa. 

    Prova concerto Teatro Verdi
    Enrico Ruberti in prova diretto dal Maestro Sieva Borzak

    Lo strumento fu così apprezzato che i compositori dell’epoca ci hanno lasciato un repertorio molto ricco, sia solistico che cameristico. Un esempio illustre è l’aria da concerto K 612 “Per questa bella mano” di W.A. Mozart per basso, violone e orchestra. Pure in alcune sinfonie di F.J. Haydn, composte durante i lunghi anni di servizio presso gli Esterházy, troviamo dei “soli” scritti appositamente per questo strumento. Del concerto per violone scritto da Haydn, ahimè andato perduto, ci restano solo pochissime battute manoscritte. 

    Il grande repertorio solistico ce l’hanno lasciato altri autori, ve ne cito alcuni: F.A. Hoffmeister, J.K. Vanhal e infine il grande virtuoso J.M. Sperger, di cui vi ho già parlato in questo blog. 

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