Fondo Tacchi

Fondo Tacchi


Il Fondo Tacchi è un archivio online, contenente lo spartito del primo leggio dei Violini Primi di circa 150 partiture (ma altre se ne aggiungeranno) tratte dal repertorio della nostra Orchestra. Scannerizzando queste pagine si sono conservati i “segni” esecutivi che Andrea vi ha apposto sperimentandoli, ripensandoli, correggendoli nel corso di una esperienza durata più di 35 anni; si parla di arcate, legature e diteggiature, piccoli tratti di matita che, riportati poi su tutte le altre parti, uniformano l’esecuzione delle file degli archi e costituiscono un minimo spazio interpretativo, l’unico, di cui possa disporre la spalla di un’orchestra, senza prescindere dal suo ruolo di mediazione tra il compositore ed il direttore. Rappresentano non la sola via possibile, ma una scelta personale che rispecchia la cultura, la competenza, la capacità dello strumentista, il suo gusto e la sua indole; proprio per questo il custodirli e renderli disponibili al pubblico ha, nel nostro caso, un significato particolare.

Andrea è stato un mio grande amico e un fantastico collega (in un certo periodo eravamo colleghi anche come «spalle» a Firenze: lui della Orchestra della Toscana ed io dell’Orchestra del Maggio).
Dovendo spiegare ai non addetti ai lavori il significato di “arcate e diteggiature” direi semplicemente che sono necessarie per arrivare ad una giusta esecuzione (articolazione e timbro) di un brano musicale; esattamente come la pronuncia, la dizione e l’impostazione della voce per un attore.
Gran parte dei compositori non ci lascia delle arcate ma dei fraseggi, ed è proprio a questo punto che comincia il lavoro di un primo violino: realizzare il fraseggio di un compositore con delle arcate che rispecchino al massimo le sue idee tenendo conto del tipo di orchestra (da camera o sinfonica) e anche dello stile e della personalità dei suoi colleghi musicisti. Non è affatto semplice in quanto bisogna considerare diversi fattori: il direttore in primo luogo, che spesso ha molta fiducia nel primo violino, ma a volte crede (e questo è un piccolo problema …) di saperne di più! Dunque la «spalla» deve essere anche un buon psicologo e arrivare con pazienza, sapienza e molta calma ad una buona interpretazione.
Ai giovani violinisti posso solo raccomandare la visione e l’approfondimento di questa preziosissima raccolta cercando di capire la ragione di ogni segno lasciatoci da Andrea. L’arte delle arcate non si insegna nei Conservatori, nemmeno all’estero.
Mettere un’arcata «giusta» significa aver approfondito un testo rispettando i segni del compositore e l’idea interpretativa del direttore: un «puzzle» a volte complicato ma straordinario.
Andrea in quest’arte era un grande Maestro!

Carlo Chiarappa