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  • L’8 aprile con Bignamini

    Nuovo streaming in arrivo su YouTube e Facebook

    In arrivo per la prima volta all’ORT Jader Bignamini, sul podio per una prima assoluta di Daniela Terranova, un concerto di Copland e la Scozzese di Mendelssohn. Solista il primo clarinetto Marco Ortolani.


    Dopo la produzione di Pasqua, torniamo al Teatro Verdi con un concerto “in casa” giovedì 8 aprile alle ore 21.00 in streaming sul canale YouTube e pagina Facebook dell’Orchestra.

    Due secoli di musica in un solo concerto: “ce n’è per tutti i gusti” si direbbe. Il programma si apre con l’ascolto in prima esecuzione assoluta di Light Cloud, Dark Cloud (d’après Rothko) della compositrice udinese Daniela Terranova. Dalla scrittura dei giorni nostri si procede a ritroso nel tempo con i ritmi jazz e novecenteschi dello statunitense Aaron Copland, fino al romanticismo ottocentesco di Mendelssohn.
    Sul podio troviamo Jader Bignamini, al suo debutto con l’ORT. Quella del direttore di Crema sembra quasi una favola: muove i primi passi con il clarinetto nella Banda di Ombriano fino a diventare oggi un direttore di fama internazionale che viaggia dal Metropolitan di New York al Bolshoj di Mosca. Dal 2020 è direttore Musicale della Detroit Symphony Orchestra e ricopre anche il ruolo di Direttore in Residence all’Orchestra La Verdi di Milano, in cui entra a far parte dell’organico nel 1998 scelto da Riccardo Chailly.

    Spetta a Bignamini dirigere in prima esecuzione assoluta il brano di Daniela Terranova Light Cloud, Dark Cloud (d’après Rothko) per clarinetto e orchestra, commissionato dalla Fondazione ORT nel 2019 con il sostegno di SIAE – Classici di oggi, ma posticipato a causa Covid. Nei lavori di Terranova prende forma un immaginario legato all’esplorazione di un suono materico e astratto, intimamente legato alla gestualità dell’interprete. Ciò avviene anche per questo brano che prende il nome dal quadro di Mark Rothko (1957), in cui il pittore espressionista statunitense contempla uno spazio-colore che interroga profondità inesplorate e silenziose. Una tela a misura d’uomo in cui l’esperienza di fruizione dell’opera è creata dal singolo osservatore che vi si pone di fronte. Questo tipo di esperienza personale e intima è stata ripresa da Terranova nella creazione di sensazioni sonore: una partitura che richiede un ascolto ipnotico. Come Rothko pone al centro di ogni emozione il colore, Terranova pone al centro di ogni drammaticità sonora il timbro. Quello del primo clarinetto di Marco Ortolani (dedicatario del brano), che è da subito riconoscibile come protagonista, pur non facendo sfoggio di forza o di facile virtuosismo in questa partitura.
    Sempre Ortolani si fa interprete anche del Concerto per clarinetto (1948) di Aaron Copland, uno dei padri della musica colta americana. Anche in questo caso si tratta di una commissione, questa volta di un grande maestro del jazz, Benny Goodman. Il brano è imbevuto di sapori e ritmi jazzistici, segnando un ritorno ai primi anni di scrittura del compositore. Forte però è anche l’influenza di temi popolari latini, con rimandi al folklore del Brasile, dove Copland si trova nel periodo di stesura del Concerto, eseguito per la prima volta nel 1950 alla Carnegie Hall.
    Infine, in chiusura, la Sinfonia “Scozzese” di Mendelssohn, noto brano che traduce in musica le atmosfere della Scozia, assaporate dall’autore durante un viaggio di vacanza nel 1829 in compagnia dello scrittore Carl Klingemann. L’ispirazione nasce durante la visita a Edimburgo delle rovine della cappella dove era stata incoronata la sventurata regina Maria Stuarda. La gestazione della Sinfonia è stata molto lunga; Mendelssohn conclude la partitura nel 1842, risultando l’ultima delle sue cinque sinfonie (seppur pubblicata per terza e dunque conosciuta come Sinfonia n.3). Gli obiettivi della Scozzese non sono descrittivi e folkloristici, ma piuttosto di rievocazione delle proprie impressioni giovanili durante il viaggio. Inoltre il giovane compositore della nuova leva romantica cerca di proseguire nel lavoro svolto da Beethoven, elevando il genere sinfonico a qualcosa di più alto, rispetto alla funzione di intrattenimento propria di Mozart e Haydn. Lo scopo “narrativo” si delinea anche nella struttura, costituita da quattro movimenti senza soluzione di continuità, incollati uno all’altro per creare un’unica arcata musicale da cui lasciarci trasportare. Ecco dunque che la Sinfonia Scozzese si presenza come fortemente unitaria e insieme diversificata al suo interno.

    Vi aspettiamo online su YouTube e Facebook!
    Su Premium sono già disponibili nuovi contenuti speciali su questo concerto.

    1 aprile 2021

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