La storia di come Brahms, da frainteso e criticato, è diventato un gigante della musica
Un mio vecchio professore dell’università amava ripeterci che anche una sedia da cucina col passare degli anni diventa d’antiquariato. Questo perché ogni oggetto, dopo un po’ di tempo, da “vecchio” diventa “antico”, si trasforma e si arricchisce di significati che in origine non aveva. Prima era solo una sedia, poi diventa “quella” sedia, testimone di luoghi ed eventi lontani che bussa con la sua presenza alla nostra memoria collettiva. Insomma, diventa un “pezzo di storia” e per questo ci appare preziosa, fondamentale, unica.
Ora, se da una sedia insignificante si passa a un compositore, tutto questo processo assume un valore incredibilmente più alto, e se si parla di Brahms, ci troviamo davanti a un mito inscalfibile. Per noi, oggi, quest’uomo è un genio, uno delle “Tre B” con Bach e Beethoven, un gigante della musica, fra i massimi esponenti della cultura europea. Eppure non è stato sempre così. Anche Brahms ha avuto a che fare con gli haters: critici, scrittori, giornalisti, colleghi, che hanno detto peste e corna di quelle stesse opere che noi oggi ascoltiamo con gioia.
Per esempio, a proposito del Concerto per pianoforte e orchestra op. 15, il critico musicale J.F. Runciman scrive sul giornale londinese Saturday Review: “Tutto ciò che ho sentito del programma era Johannes Brahms, per il quale ho una particolare avversione… Il concerto in re minore (op. 15) è considerevolmente meno abominevole dell’altro (op. 83), ma nessuno dei due contiene molta musica genuina. L’occasione è stata utile per permettere al pianista di dimostrare come potrebbe diventare un eccellente giocatore di football. Ha massacrato il pianoforte al punto da farci credere che le gambe dello strumento potessero frantumarsi sotto il suo possente assalto” (3 dicembre 1898).

Questo a Londra. E dall’altra parte dell’Atlantico? A volte Brahms lascia gli americani sconcertati. Ecco cosa riporta il Boston Evening Transcript: “Gli appassionati di Brahms sono stati assai disturbati dal gran numero di persone che lasciava la sala tra un movimento e l’altro della Sinfonia in do minore… Bisogna però ammettere che per la maggior parte del nostro pubblico Brahms rappresenta ancora un incomprensibile spauracchio” (16 novembre 1885).
Perfino Čajkovskij usa parole feroci, che però confida solo al suo diario personale: “Ho dato un’occhiata alla musica di quel mascalzone di Brahms. Che bastardo privo di talento!… Brahms è robaccia caotica, assolutamente vuota e arida” (9 ottobre 1886).
A difesa del nostro, c’è da dire che di fronte a novità troppo eclatanti, il primo atteggiamento è sempre quello del rifiuto. Inoltre alcuni critici del tempo soffiano sul fuoco della polemica che vede schierati i sostenitori di Wagner contro quelli di Brahms. Un po’ come i fan di Beatles e Rolling Stones, Spandau e Duran, o i fratricidi Liam e Noel Gallagher.
Concludo con Charles Schulz, il creatore dei Peanuts: il suo compositore preferito era Brahms, ma pensò che fosse più divertente che nelle strisce Schroeder fosse fissato con Beethoven.