Novità di questa stagione, una piccola galleria di “falsi d’autore”. Elaborazioni alternative di grandi classici dell’arte visiva che hanno comunque un riferimento alla musica. Di mese in mese li aggiungeremo in questo articolo.
Abbiamo chiesto ad una giovane artista, Chiara Palumbo, di realizzare una serie di opere originali ma ispirate ad alcuni grandi capolavori dell’arte visiva. Al solito, ci piace mescolare le carte, i generi, i linguaggi. In questi anni abbiamo costantemente cercato dei terreni di collaborazione che unissero le arti (tutte le arti) alla nostra, che è quella di fare musica.
In concomitanza con l’inizio della nuova Stagione Concertistica abbiamo commissionato la rilettura di alcune opere visive, più o meno famose, di autori di tutte le epoche e di tutti gli stili. Ne pubblicheremo una al mese a partire da fine ottobre.
Falso 1
La prima opera (legata al mese di novembre) si ispira a Il tradimento delle immagini, un olio su tela dipinto da René Magritte nel 1929 e conservato nel Los Angeles County Museum of Art. L’opera originale ha una pipa al posto del violino, e la frase recita ovviamente: “Ceci n’è pas une pipe”. (scopri di più)
Con questo paradosso, Magritte intendeva dimostare il contrasto tra rappresentazione e realtà.
Ma l’idea di dichiarare per iscritto la funzione di un oggetto, ci fa venire in mente Woody Guthrie, che aveva aggiunto a grandi lettere sulla sua chitarra “This machine kills fascists”. Era lo strumento con cui girava nell’America degli anni Trenta, fervente, assetata di musica nuova e desiderosa di avventura.
Nel nostro caso, allora, quello che vediamo non è un violino, o perlomeno non è solo quello.
Ci piace pensare che sia anche uno strumento di cultura e di diffusione del bello, il cui valore va ben oltre la definizione dell’oggetto fisico.

Falso 2
Il falso di dicembre mette insieme due personaggi iconici come Giuseppe Verdi e Andy Warhol. Tra i due ci corre più o meno un secolo di distanza. Ma se fossero stati contemporanei, si sarebbero mai incontrati? E soprattutto, il pittore Warhol, avrebbe mai preso in considerazione l’idea di ritrarre il famoso compositore Verdi in quanto icona di un’epoca? Come Mick Jagger o Liz Taylor?
A noi piace immaginare di sì. In questa elaborazione un possibile risultato della strana coppia Verdi-Warhol, replicabile ovviamente in centinaia di copie e in colori diversi. Il tutto prende avvio dal ritratto del Maestro di Busseto fatto da Giovanni Boldini a pastello nel 1886, uno dei più celebri, capace di catturare l’essenza dell’uomo e dell’artista; è alla Galleria nazionale d’arte moderna a Roma.
Se Giuseppe Verdi e Andy Warhol fossero stati contemporanei, si sarebbero piaciuti? Probabilmente no, ma questo è un altro discorso.

Falso 3
Quando Milton Glaser nel 1966 disegnò il celebre manifesto per Bob Dylan, probabilmente non immaginava che un giorno la sua opera sarebbe stata presa in prestito per raccontare un altro genio ribelle.
Sì, perché se Dylan è il poeta della controcultura americana, Ludwig van Beethoven è il genio che sfida il destino. La silhouette nera di Beethoven, con il suo profilo inconfondibile, emerge dal nulla, austera e imponente. Ma sopra, un’esplosione di colori accende la scena: ciocche caleidoscopiche che sembrano note di una sinfonia pop.
E il messaggio è chiaro: Beethoven, proprio come Dylan, non è mai stato una figura monocromatica. È stato un creatore di mondi, un ribelle che ha rifiutato le regole, un artista che ha sfidato la sordità per ascoltare qualcosa di più profondo di qualsiasi melodia: l’essenza stessa dell’umanità.

Falso 4
Appuntamento di febbraio con il falso d’autore: Emilio Isgrò ha fatto dell’arte della cancellazione il suo linguaggio, e noi abbiamo preso in prestito la sua gomma concettuale per riscrivere un manifesto del nostro tempo. Tra le righe sbiadite e i segni neri che oscurano ogni parola, emergono solo queste: “Un’orchestra è come il mondo, deve contenere tutto.” Una frase che riecheggia il pensiero di Gustav Mahler, ma si allarga in una nuova direzione. Questo “falso d’autore” celebra l’idea che la musica non è solo suono: è inclusione, molteplicità, vita. Come Isgrò cancella per far emergere il significato, anche noi abbiamo tolto il superfluo per lasciare spazio all’essenziale. Un messaggio che, come ogni grande sinfonia, contiene davvero tutto.

Falso 5
Mimmo Rotella ha trasformato il manifesto in arte, strappando via il superfluo per rivelare un nuovo significato. Con questo “falso d’autore”, abbiamo seguito la sua lezione: vecchi manifesti dell’Orchestra della Toscana, sovrapposti come se il tempo li avesse lasciati sedimentare sui muri di un teatro, poi lacerati con cura. Sotto ogni strappo, il passato si mescola al presente. I nomi dei direttori d’orchestra si affacciano tra fenditure irregolari, mentre le lettere smozzicate di un vecchio programma sembrano sussurrare titoli dimenticati.
Le immagini si fondono, creando un nuovo racconto fatto di sovrapposizioni e assenze, di squarci e rivelazioni. Ogni strappo è un atto di memoria e reinvenzione, un frammento di storia che non si lascia cancellare del tutto, ma si trasforma, come un’eco che continua a risuonare. Tra i frammenti emergono titoli spezzati, date incomplete, colori che si sovrappongono come suoni di un’orchestra invisibile. È un omaggio alla sua poetica del décollage, dove ciò che si perde lascia spazio a qualcosa di inaspettato. La musica, come l’arte, non si limita a esistere: si rinnova, anche nelle sue cicatrici.

Falso 6
Keith Haring ha sempre disegnato l’energia, l’impulso vitale, il ritmo che attraversa i corpi e le città. Le sue figure non stanno mai ferme: ballano, saltano, si contorcono. Ma cosa succede se uno dei suoi iconici omini afferra un violino e si lascia trasportare da un’energia nuova?
Il nostro falso d’autore ci mostra proprio questo: un musicista che sembra suonare e danzare allo stesso tempo. Le note diventano segni, i suoni si fanno movimento puro. L’orchestra, in questa immagine, è una pista da ballo invisibile su cui la musica classica smette di essere immobile e si fa pop, corpo, vitalità.
Forse Haring non ha mai disegnato un violino, ma non avrebbe avuto nulla in contrario a prestare i suoi personaggi a un’orchestra che vibra di energia. Perché anche un concerto sinfonico, a ben guardare, non è altro che una danza collettiva dove tutti, musicisti e pubblico, si muovono insieme.
