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  • Devozione popolare



    Dalla profezia di Simeone alle maioliche Ginori: viaggio nell’iconografia della Madonna Addolorata, tra fede, arte e memoria del territorio.

    Se penso alle raffigurazioni della Madonna dolente per la morte del Figlio, la prima che mi viene in mente è la Madonna dei sette dolori, la più genuinamente popolare: bocca piegata in una smorfia, mani giunte, e sette spade infilzate, di cui una direttamente nel cuore. Questa infatti è l’iconografia delle targhe maioliche che fino a poco tempo fa si incontravano nei tabernacoli di campagna del nostro contado, o sulle facciate delle case a protezione dei suoi abitanti, prodotta in quantità industriali, appunto, dalla Manifattura Ginori a Doccia nel corso dell’Ottocento. Venivano murate nelle nicchie esterne perché resistevano meglio degli affreschi agli agenti atmosferici, oggi però ne restano poche nella collocazione originale: parecchie sono state rubate, altre sono state vandalizzate, oppure sono state sostituite dalla devozione popolare con immagini più moderne, ma di certo meno pregiate.

    Questa particolare composizione, che rende evidente i dolori della Madonna attraverso le ferite inferte dai pugnali, si rifà all’interpretazione letterale della profezia di Simeone, così come si legge nel Vangelo di Luca. Simeone era un uomo “giusto e pio” e lo Spirito Santo gli aveva predetto che “non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore”. Il giorno in cui Giuseppe e Maria portano Gesù al tempio, Simeone incontra il Messia, lo accoglie tra le braccia e benedice Dio, sapendo che finalmente potrà morire in pace, ma rivolgendosi a Maria le dice: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

    Il culto della Madonna dei Sette Dolori ha origine nel 1245, quando, secondo la tradizione, sette fiorentini, i santi
    Sette Fondatori, già membri di una compagnia dedicata a Maria, decidono di lasciare la città e salire sul Monte Senario per fondare l’ordine monastico dei Serviti, o “servi di Maria”, per vivere in povertà e contemplazione. La Vergine quindi appare ai sette, rivelando a ciascuno di loro uno dei suoi sette dolori.

    Il primo è appunto la profezia di Simeone. Il secondo dolore è rappresentato dalla fuga in Egitto, per sottrarsi alle persecuzioni di Erode e alla strage degli innocenti. Il terzo è la perdita e il successivo ritrovamento del giovane Gesù nel Tempio: “Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”, cita sempre il Vangelo di Luca.
    Il quarto dolore è dato dall’incontro con Gesù che porta la croce sulla via del Calvario. Il quinto è la crocefissione, alla quale la Madonna assiste, partecipando alle tremende sofferenze del Figlio. Il sesto dolore è la deposizione del corpo morto di Gesù che Maria accoglie fra le sue braccia, la cosiddetta pietà. Infine l’ultimo dolore, il settimo, la sepoltura del corpo di Gesù, in attesa della resurrezione.

    Papa Paolo V
    Papa Pio VII

    Nel Seicento Papa Paolo V concede ai Serviti di diffondere il culto dei Sette Dolori tramite la creazione di nuove confraternite. Ma è nell’Ottocento che questo raggiunge la massima popolarità, sia per reazione alle persecuzioni napoleoniche contro la Chiesa, sia per l’istituzione nel 1814 della festa della Beata Vergine Addolorata, promossa da Pio VII.

    E statue della Vergine vestita a lutto e afflitta vengono portate in processione al suono di fanfare funebri.


    “Non fossi stato figlio di Dio, t’avrei ancora per figlio mio.,,

    Tre madri – Fabrizio De Andrè

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