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    Visti da dentro



    Dal barocco al Novecento: come Bach, Stravinskij e Berio trasformano opere altrui in capolavori moderni attraverso genialità e creatività, da dentro gli occhi di un genio musicale.

    Come spesso accade, alcuni grandi compositori, un po’ per dimostrare a se stessi le proprie capacità e un po’ per misurarsi con l’ingegno dei loro colleghi, prendono in prestito musica già scritta da altri. È un modo per rendere omaggio a chi si ammira, ma anche per capire fin dove ci si può spingere partendo da un’idea non propria. Tra i primi a cimentarsi in questa piccola sfida troviamo Johann Sebastian Bach, che, prendendo in prestito da Antonio Vivaldi il Concerto per quattro violini in si minore, compone il Concerto per quattro clavicembali BWV 1065. Un vero esercizio di stile, che si trasforma in una prova eccelsa di composizione e che può essere veramente ‘visto da dentro’.

    Qualche secolo più tardi, Igor Stravinskij decide di mettersi alla prova con Pulcinella. Anche in questo caso la musica proviene da La serva padrona e da altre composizioni di Giovanni Battista Pergolesi. La cosa sorprendente è che gran parte della musica di Pergolesi rimane, ma la capacità di Stravinskij è tale da rendere l’opera “moderna”, come se la percepissimo davvero visti da dentro, tra innovazione e tradizione.

    La serva padrona
    Stravinskij e l’arte di fondere secoli in un capolavoro

    “Cioè?” si chiederà l’ascoltatore. “Come ha fatto Stravinskij a portare un’operina del ‘700 nel pieno del ‘900, facendole compiere un salto di due secoli e trasformandola in un capolavoro?” Semplicemente portando all’estremo le possibilità di ogni strumento dell’orchestra, una caratteristica che ritroviamo anche nei suoi tre meravigliosi balletti, L’uccello di fuoco, Petrushka e La sagra della primavera. Il modo in cui Stravinskij ha elaborato questi lavori può davvero essere visto da dentro, per comprendere tutta la sua arte.

    In Pulcinella si ascolta quindi un brano dal sapore barocco, ma attraversato dall’estro e dall’ironia di un compositore del Novecento. Anche Luciano Berio, si è messo alla prova con un’operazione simile, prendendo musiche di Franz Schubert e componendo Rendering. Berio utilizza la tecnica del contrapporre due idee: nel mare calmo della musica di Schubert emergono isole di modernità, che si alternano come su una spiaggia bagnata dalla risacca, in cui il confine tra passato e presente si sposta di continuo. Visti da dentro questi processi, riusciamo a cogliere la vera essenza dei capolavori.

    In Pulcinella, invece, tutto avviene contemporaneamente: le due dimensioni si fondono, come se si ammirasse un quadro di Vermeer con l’aggiunta di un solo petalo di girasole di van Gogh.

    Un piccolo gesto, ma decisivo.

    Un vero capolavoro.

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