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  • Un filo musicale tra generazioni



    Enrico Ruberti, primo contrabbasso, segue l’eco di “Ein feste Burg” attraverso i secoli, dove la fede diventa suono e la musica resiste come una voce interiore, creando un filo musicale tra generazioni.

    Ultimamente quando cammino sul lungarno Torrigiani cerco di prendermi qualche minuto per sedermi su una panchina del giardino Martin Lutero e guardare la facciata di quella curiosa chiesetta che è il cuore pulsante della comunità luterana di Firenze. Di questa facciata la cosa su cui il mio sguardo si sofferma di più è sempre la scritta sull’architrave del portone, che recita così:”Ein feste Burg ist unser Gott” (il nostro Dio è una salda fortezza). Queste parole, che, parafrasando il salmo 46, sono il primo verso di un “inno” scritto e musicato da Lutero stesso, hanno infiammato i cuori non solo dei cristiani tedeschi ai tempi della Riforma, ma anche quelli di generazioni di musicisti nel corso dei secoli successivi, fino ai nostri giorni.

    Molti compositori hanno infatti scritto le loro versioni di questo inno, affinché venissero eseguite nelle chiese in cui prestavano servizio. Quelle che amo di più sono la cantata dell’organista lubecchiese Franz Tunder, predecessore e suocero del ben più noto Dietrich Buxtehude, e la celeberrima cantata di Johann Sebastian Bach. La quinta sinfonia di Mendelssohn è un grandioso esempio di questa tradizione, scritta infatti per festeggiare i trecento anni della stesura della confessione luterana ad Augusta, in cui l’ultimo movimento si apre e si chiude con l’inno di Lutero.

    Sono molto affezionato a quest’opera per due motivi: il primo è che è stato il primo brano sinfonico che ho suonato con un’orchestra tedesca, quella del teatro statale di Darmstadt; il secondo motivo, ma primo per importanza, è invece familiare. Il mio arcibisavolo (ammesso che esista ancora questo termine), ovverosia il trisavolo del mio trisavolo, Christian Theodor Wolf fu teologo e pastore ad Heidelberg a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. Le sue orme le seguì il figlio Georg Friedrich, il cui figlio però scelse di fare il pittore e il caso volle che si ritrovò a dipingere su commissione a Venezia, dove conobbe e sposò una giovane veneziana. Il pittore, August, e sua moglie Emilia nella città lagunare fecero germogliare una famiglia di artisti di cui io sono l’ultima fogliolina.

    Per questo sarà per me speciale questo programma, e durante il corale finale il pensiero si rivolgerà ai miei avi, che chissà quante volte hanno cantato quelle note, che come un filo riescono a connettere le persone attraverso i secoli.

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