Il mondo del musical senza Jerome Robbins e Bob Fosse sarebbe come il calcio senza Pelè e Maradona. I due hanno firmato le coreografie dei più grandi capolavori di Broadway.
Più che coreografi
Definirli semplicemente “coreografi”, dà l’impressione di parlare di qualcuno che gioca in un campionato minore, in serie B o peggio. Invece siamo di fronte a due giganti dello spettacolo, altro che mettere tre passi in fila per qualche ballerino! Questi due avevano idee precise su cosa doveva accadere sul palco: non solo i danzatori, ma anche dove si inserivano queste figure, con quali luci, consapevoli della drammaturgia, discutevano con il compositore per tagliare o aggiungere un quadro, o per infilare quel gesto preciso in una pausa. Volevano raccontare una storia usando ogni mezzo a disposizione, dalla scena alla musica, al corpo, al gesto, al canto. Ecco perché quando si sono spostati dietro la macchina da presa, tutti e due hanno vinto un oscar per la regia: Jerome Robbins con West Side Story e Bob Fosse per Cabaret.

Scrivere di coreografia è un po’ come “ballare di architettura”, direbbe qualcuno, ma per farti capire quali sono le principali differenze fra Robbins e Fosse, devo partire proprio dal movimento. Di seguito trovi una specie di lezione di danza per corrispondenza pre internet. Segui le istruzioni, e prova.
Esercizio n. 1
Esercizio n. 1. Con la mano destra, unisci pollice e medio, e fai schioccare le dita. Ripeti il movimento più volte, a tempo. Fai attenzione che la punta delle dita sia rivolta verso l’alto. Continua così, e occhio al gomito, che deve essere attaccato al corpo. Non smettere, e aggiungi ancora qualcosa: l’avambraccio muove su e giù, lo schiocco parte in discesa. Un ultimo tocco: guarda fisso un punto lontano, come per mettere a fuoco il tuo peggior nemico. Ecco, in questo momento stai ballando l’inizio di West Side Story. Sei Riff, il capo della bandaccia dei Jets. Lo stile è puro Robbins, copiato direttamente dalle strade di New York, un’abitudine che lui porterà sempre con sé: dai marinai di Fancy Free e On the Town, prime coreografie su musica di Bernstein, fino ai balletti classici per il New York City Ballet.

Esercizio n. 2
Esercizio n. 2. Ovviamente è il turno di Bob Fosse. Gomiti stretti al corpo, mani all’altezza delle spalle, pugni chiusi. Di scatto apri le mani e portale appena sopra la testa, spalanca bene le dita, palme in avanti. Ora scendi, disegnando in aria un cerchio come se volessi spolverare lo specchio di casa tua, poi agita velocemente le mani, sempre con le dita ben aperte, come fossero foglie al vento. Ultimo tocco: se indossi un paio di guanti bianchi ti si vede fin dal loggione. Sono le “jazz hands”, marchio di fabbrica di Fosse. Ma se davvero vuoi ballare un pezzo suo, devi aggiungere un ingrediente fondamentale: il sesso. Quindi alzati, metti un piede su una sedia, poggia le mani sul ginocchio piegato e oscilla avanti e indietro col bacino, ammiccando a qualcuno nel pubblico. Devi avere anche una bombetta in testa, ed è meglio se sei in reggicalze. Ecco, sei Sally Bowles in Cabaret, e ora ti tocca cantare “Mein Herr”. Tutto chiaro? In scena! Broadway ti aspetta.
