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  • L’isola che incantò Mendelssohn



    Tra le scogliere esagonali di Staffa, Mendelssohn trovò ispirazione per la sua musica. Un paesaggio unico, scolpito dalla natura e carico di suggestione. Ancora oggi, quel luogo remoto continua a parlare a chi lo visita.

    Felix Mendelssohn  | ritratto
    Felix Mendelssohn | ritratto
    La bella isola

    Staffa è un’isoletta che si trova a una decina di chilometri dall’isola di Mull, sulla costa occidentale della Scozia. Non è molto grande: diciamo un chilometro e mezzo di lunghezza per quattrocento metri di larghezza; e non è nemmeno molto alta: una qualunque supernave da crociera la sovrasta di almeno sette piani. È un luogo incontaminato, popolato solo dagli uccelli che fanno la felicità dei birdwatcher: pulcinella di mare, sule, fulmari… 

    Praticamente un paradiso. Il nome di questa piccola isola, Staffa, non ha nulla a che fare con l’andare a cavallo, né con l’italiano, ma deriva da antichi dialetti scandinavi e significa “pilastro”. L’isola è piena di “pilastri” che non sostengono nessun edificio, ma sono la struttura eccezionale delle rocce basaltiche che qui si presentano come colonne perfettamente esagonali, a migliaia. È un fenomeno che si verifica quando la lava si raffredda, e la costruzione è talmente netta e regolare da sembrare il progetto di un archistar, o un’antica astronave aliena finita fuori rotta e mai più ripartita.

    Felix Mendelsshon ha appena vent’anni quando raggiunge questo luogo in cui la natura è potente, e ne resta totalmente affascinato. Sapeva cosa avrebbe trovato su Staffa, perché le colonne di basalto dell’isola e le sue grotte erano già note ai viaggiatori dell’Ottocento, grazie ai disegni e alle stampe pubblicate nelle guide dell’epoca.

    La Grotta di Fingal

    E Felix visita la Grotta di Fingal, un antro che si apre su un fianco dell’isola, all’interno del quale si insinua il mare. Ecco come descrive il luogo Karl Klingemann, l’amico che lo accompagna nel viaggio: “Siamo stati tutti caricati su degli skiff (delle piccole imbarcazioni) e siamo stati sballottati sul mare che ribolliva, siamo poi scesi e abbiamo camminato sulla sommità dei pilastri fino alla famosa Grotta di Fingal. Un verde rumore d’onde non si è mai riversato in caverna più singolare: i suoi infiniti pilastri la facevano sembrare l’interno di un immenso organo, nero e risonante, e completamente solo, con l’ampio mare grigio dentro e fuori…”.

    Grotta di Fingal 1
    Grotta di Fingal 2
    L’ispirazione

    Il fascino di questi luoghi lascia il segno in Felix, che porterà poi alla composizione de Le Ebridi. Ma quello che mi interessa far notare è che un’attività che noi oggi diamo per scontata, come la contemplazione del paesaggio e della natura, intesa nel senso di vero e proprio esercizio artistico, o come necessità, fino a qualche tempo fa non esisteva.

    È fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, con il Romanticismo, che si fa largo l’idea di andare in giro in cerca di luoghi che siano specchio e farmaco dell’inquietudine, ad ammirare il bello e il sublime, l’inconsueto. Poi è arrivato il turismo di massa.

    Oggi, visitare Staffa è sempre possibile, ma per fortuna ci si può andare solo in selezionati periodi dell’anno, per preservare pulcinella di mare, sule e fulmari dall’invasione di umani sempre più affamati di bello, sublime e inconsueto…

    copertina album

    “Quanto è passato tra la mia ultima lettera e questa! La malattia più terribile, Staffa, il paesaggio, i viaggi, la gente… Mi perdonerete una breve nota, tanto più che il meglio che posso dirvi è contenuto nella musica qui sopra.”

    F. Mendelsshon-Bartholdy, postilla dell’11 agosto alla lettera per la sorella Fanny dell’8 agosto 1829.

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