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  • Andrea Battistoni

    Nella Russia dell’800



    È quella dove ci porta il Maestro Andrea Battistoni che ha preparato con l’ORT (e il solista Dmitry Masleev) un concerto comprendente le composizioni di tre giganti come Borodin, Rimskij-Korsakov e, non ultimo, Čajkovskij.

    Andrea Battistoni è uno dei più fulgidi talenti armati di bacchetta. Il Maestro, nato a Verona nel 1987, è una figura vibrante, il cui sguardo acceso suggerisce un moto continuo di idee, suggestioni. La sua conoscenza in materia classica ispira, è contagiante. Adagio, allegro, andante e così via: il suo pensiero sembra muoversi su questi tempi.
    Ma non è individuo la cui consistenza intellettuale e la sua “stoffa” si limita allo spartito: è un amante della scrittura, del buon bere, dei sigari. 
    Ha la musica classica nel suo spirito, nelle sue fibre muscolari, che tende e rilassa con grande armonia di movimenti, mentre sta preparando con l’Orchestra della Toscana il programma “russo” che eseguirà in cinque date, coadiuvato dal solista siberiano Dmitry Masleev, asso del piano e vincitore nel 2015 del prestigioso concorso Čajkovskij di Mosca. 

    Torna da queste parti dopo aver chiuso la stagione precedente, a maggio, e diretto a settembre scorso l’ORT nell’ambito della rassegna Musica Diffusa. «Sono molto felice di tornare a Firenze», dice Battistoni, “intercettato” dopo le prove, «è una città che amo molto, avendo studiato alla scuola di musica di Fiesole per tre anni. È stata la mia base subito dopo i tempi del conservatorio, quindi è una città che ha visto cominciare i miei studi di direzione d’orchestra.»

    Continua Battistoni: «Ho imparato ad apprezzare l’approccio fiorentino alla vita, non solo alla musica: il sarcasmo, la veracità. Sono cose che all’inizio, da veronese molto radicato nei modi e costumi della mia città, mi avevano un attimo spiazzato. Ma adesso mi trovano partecipe, amo questo spirito.»
    Se il legame con la città è consolidato, il sodalizio con l’ORT si rinnova ulteriormente, con fiducia e stima reciproca: «Con l’ORT ci siamo conosciuti relativamente poche stagioni fa, ma si è sviluppato un dialogo musicale che trovo molto stimolante. È stato un piacere collaborare nelle precedenti occasioni e sarà altrettanto piacevole farlo nelle prossime date, per le quali abbiamo preparato un concerto dedicato alla tradizione russa».

    Il concerto per pianoforte di Čajkovskij, il poema sinfonico di Borodin, la sinfonietta di Rimskij-Korsakov: quale il fil rouge che lega queste tre opere?

    «Tutto è partito dalla disponibilità del solista Dmitry Masleev, a cui è stato chiesto di eseguire questo concerto per pianoforte, avendo vinto il concorso Čajkovskij. Una delle pagine più spettacolari e nondimeno impegnative della letteratura pianistica, e lui che è un virtuoso dello strumento è l’interprete perfetto. Abbiamo voluto costruire un programma che partisse proprio da questo concerto, per poi proseguire esplorando il repertorio russo.»
    «Ho cercato di incorniciare intorno a questa grande pagina di Čajkovskij altre due composizioni, forse meno “battute” del repertorio», prosegue il Maestro. «Una non proprio sconosciuta, a dir il vero, date le sue numerose incisioni discografiche. Stiamo parlando di Nelle Steppe dell’Asia Centrale di Borodin. Con quest’ultimo, Nikolaj Rimskij-Korsakov ha fatto parte del cosiddetto “Gruppo dei Cinque”, che comprendeva i suddetti oltre a Kjui, Musorgskij e Balakirev, e che ha fondato la grande tradizione della musica russa. Tra Rimskij-Korsakov e Borodin ci sono molte affinità, ad esempio entrambi hanno iniziato come amatori, dilettanti, ma si sono poi sviluppati come compositori grazie a uno studio molto rigoroso e approfondito, seppur al di fuori delle accademie.»

    Il perno su cui si poggia il concerto in programma, è il già citato Nelle Steppe dell’Asia Centrale, opera che porta con sé significati e suggestioni molto profonde. «Un brano particolarmente toccante, con due tra le melodie più belle mai scritte nella storia della musica a mio avviso. Queste due melodie simboleggiano una carovana russa e una carovana mediorientale, che si “incontrano”, appunto, in mezzo alle steppe dell’Asia Centrale. Il compositore ripresenta questi due temi in maniera quasi ossessiva fino al momento in cui le due carovane, nell’immaginazione musicale del compositore, arrivano ad incontrarsi. Magari “dialogano”, si scambiano merci. Sicuramente arrivano a sovrapporsi, e si realizza una compresenza tra due melodie apparentemente distanti, per poi ripartire per le rispettive vie. Credo che per i tempi strani che stiamo vivendo, a livello politico e internazionale, non ci sia più bella immagine musicale che possa descrivere la coesistenza tra due diverse realtà.»

    La “pagina rara” cui faceva riferimento il Maestro è la Sinfonietta su Temi Russi di Rimskij-Korsakov: «È una pagina più cameristica rispetto alle sue composizioni più famose, come la Scheherazade o la Grande Pasqua Russa, che richiedono organici molto estesi, con molte percussioni in particolar modo.
    Qua invece c’è un’orchestra di stampo romantico, addirittura classico se vogliamo, ma dove la presenza di temi di origine russa è molto marcata e presente in tutti e tre i movimenti. Una curiosità: nel secondo movimento il corno enuncia il tema principale, rigorosamente di tradizione popolare russa, un tema che verrà poi ripreso nota per nota, molti anni dopo, ne L’Uccello di Fuoco di Stravinskij, che era appunto allievo di Rimskij-Korsakov.
    Un’opera di grande valore simbolico e che, ulteriore coincidenza, ha segnato il mio primo incontro con quest’Orchestra. È un concerto che presenta quindi corsi e ricorsi, e felici ritorni, sia nella Storia della musica che nella mia personale storia con l’ORT.» 

    I biglietti per il “concerto russo” sono ancora disponibili. Per verificare date e prezzi, cliccare qui.

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