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  • I buoni Maestri



    L’appassionato saluto della nostra prima tromba Donato De Sena ad un grande protagonista della scena musicale che ci ha lasciato pochi giorni fa: Giuseppe “Pippo” Bodanza.

    È consuetudine tra musicisti chiamarsi con l’appellativo di maestro. Certo arriviamo tutti da un lungo periodo di studio e siamo a nostra volta molto spesso protagonisti dalla cattedra di qualche conservatorio. Ma quando si parla di Maestro con la maiuscola non si intende un insegnante che spiega o dimostra, ma di qualcuno che ispira. Come scriveva il saggista e critico letterario Filippo La Porta “Maestro è chi ci indica un limite, è chi sa risvegliare in noi una passione”. Qualcuno insomma che oltre a trasmettere un sapere sia in grado di far vedere una direzione, di tracciare una strada. In questo senso Giuseppe Bodanza è stato senza dubbio un Maestro.
    Prima tromba della Scala dal 1963 al 2006 è scomparso pochi giorni fa. Per quasi mezzo secolo ha dato un contributo fondamentale al suono della sua orchestra ma non solo. È stato un punto di riferimento per chiunque suonasse questo strumento. Per questo la notizia della sua morte ha destato grande commozione nel nostro ambiente. Seppe conquistare la considerazione ed il plauso dei più grandi direttori d’orchestra, da Carlos Kleiber, a Riccardo Muti, da Claudio Abbado a Riccardo Chailly. Famosissima la battuta di Herbert von Karajan che nel 1967 dopo una Messa da requiem alla Scala, interrogato su cosa gli sarebbe piaciuto portare via dall’Italia rispose “la Ferrari e Bodanza”.
    Non ho mai scritto niente in memoria di qualcuno, neanche dei miei insegnanti, ma questa volta ho sentito la necessità di lasciare un pensiero. L’ho conosciuto tanti anni fa, così tanti da non ricordare nemmeno quanti. Mi fece lezione ma più che di questo parlammo di musica e mi colpì il modo garbato di dire le cose, sempre con il sorriso sulla bocca con quell’inconfondibile accento che mischiava il siciliano al milanese. Poi con il passare degli anni io ho fatto “questo mestiere” e mi sono pregiato della sua amicizia. Con orgoglio gli portavo le mie incisioni, un gesto di rispetto che mi faceva sentire più vicino alla sua arte. Mi ricordo dei suoi viaggi qui in Toscana per andare a trovare la madre di sua moglie Loredana, che viveva ad Altopascio, le cene, gli aneddoti, le volte che è venuto in commissione all’ORT per alcuni concorsi o che ha fatto delle master class nel mio conservatorio.
    È stato un esempio musicale per generazioni di trombettisti, anzi meglio, per generazioni di musicisti ed è per questo che personaggi di questo livello vanno ricordati ben oltre le appartenenze perché oggi questo è un lutto che colpisce tutti indistintamente. Buon viaggio Maestro, anzi “Pippo” come volevi essere chiamato e come tutti ti chiamavamo.

    Uno scatto del 2007 con Daniel Barenboim, Anna Crespi, Bruno Casoni e Luciana Savignano. Fonte “Amici della Scala”, foto Gerardo Pizzocari
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