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    Il Teatro Stignani di Imola



    Lo Stignani ha una vita secolare, fatta di ambiziosi progetti, chiusure e numerose rinascite: l’ORT vi si esibirà il prossimo 20 dicembre, una buona occasione per ripercorrerne la storia in breve.

    Il Teatro Ebe Stignani (semplicemente noto come “Lo Stignani”) è sito a Imola, città bagnata dal Santerno («Le città di Lamone e di Santerno, conduce il lïoncel dal nido bianco, che muta parte da la state al verno.», scriveva Dante nella Divina Commedia), e ben più nota per la sua tradizione automobilistica, che non per la fine arte teatrale e le numerose attività operistiche che, in quelle mura, hanno avuto atto nel corso degli anni. Un teatro che assurge a un ruolo di grande importanza, nel tessuto culturale e sociale degli imolesi. Un luogo che negli anni si è adattato (oggi è anche un cinema), ha cambiato la propria conformazione e sulla propria strada ha incontrato tutti gli imprevisti e i dossi che la Storia (sì, quella con la “s” maiuscola) gli ha messo di fronte. 

    L’ORT si esibirà allo Stignani il prossimo 20 dicembre per il concerto di Natale, e quale migliore occasione per ripercorrerne le tappe insieme. Di seguito, una breve cronistoria.

    Le origini del teatro risalgono al 1782: originariamente progettato dall’architetto Cosimo Morelli, imolese, il teatro presenta un palcoscenico a tre bocche con tre distinte scene. La sala si eleva per tre ordini con 17 palchi ciascuno. Un progetto ambizioso negli intenti e nella forma, che rischia però di trovare una prematura fine.  

    Il teatro va a fuoco il 1º febbraio 1797 durante l’invasione in città delle truppe francesi repubblicane. Sotto il dominio napoleonico gli spettacoli si tengono in un teatro provvisorio: è costituito da una scena sola senza sipario e senza luci. Una sorta di teatro carbonaro, occulto e sotterraneo. Vi si tengono spettacoli di prosa, manifestazioni di giocolieri e acrobati, concerti e anche messe in scena di opere liriche.

    Conclusosi il dominio napoleonico, nel 1810 un gruppo di cittadini imolesi acquista l’edificio della chiesa superiore del convento soppresso di San Francesco, utilizzato negli anni precedenti dai francesi come caserma di cavalleria, per farne un luogo dedicato agli spettacoli. L’impresa è sostenuta economicamente dalla vendita dei palchi alla municipalità e ai “Signori Associati”, così da permettere lo svolgimento del progetto, e trovare ulteriori finanziamenti dai diretti interessati affinché il teatro potesse essere completato con tutti i crismi. Di quel gruppo imprenditoriale fa parte anche l’architetto Giuseppe Magistretti, che si occupa della trasformazione di quel luogo di culto in vero e proprio teatro. Così, dopo alcuni anni di lavori, nell’agosto del 1812 apre i battenti il Teatro dei Signori Associati. Il teatro è impreziosito dalle decorazioni pittoriche di Felice Giani, artista neoclassico, e del suo collaboratore Gaetano Bertolani, ornatista.

    Nella programmazione del teatro le opere liriche si alternano a drammi, melodrammi, commedie, giochi di prestigio e danze acrobatiche, feste da ballo e tombole. Abitualmente gli spettacoli vanno in scena tra gennaio e febbraio, durante il carnevale, a maggio in occasione delle rogazioni della Beata Vergine del Piratello e in agosto per la festa del patrono San Cassiano. Negli anni si avvicendano i maggiori autori della cultura italiana e internazionale: si rappresentano opere di Goldoni, Pellico, Boito, Shakespeare. Tra le opere liriche non mancano i capolavori di Rossini, Bellini, Bizet, Mascagni, Verdi e Puccini. 

    Il 2 giugno 1846 i «Signori associati» vendono il teatro al Comune di Imola e, dopo aver ospitato le celebrazioni per il Carnevale del 1852 il teatro chiude tre anni per restauri. L’opera di ristrutturazione, coordinata dall’architetto Filippo Antolini e dall’ingegnere Antonio Cerchiari, riguarda principalmente il vestibolo, la platea e i palchi, ognuno decorato in maniera differente. Il 26 dicembre 1855, per la festa di Santo Stefano, il teatro riapre con in scena uno spettacolo in prosa della compagnia di Carlo Goldoni, leggendario protagonista della commedia italiana. Si mantiene tuttavia il profilo polifunzionale del teatro, che continua ad ospitare, oltre alle consuete rappresentazioni teatrali e liriche, spettacoli di giocoleria, feste in maschera e balli, addirittura tombole. 

    Il secolo volge al termine e, dopo aver visto pagine di storia scriversi in quella maestosa sala dalla forma lievemente ovale, continua la sua attività con grandi opere: Nel 1903 è rappresentata Manon Lescaut di Giacomo Puccini, l’anno successivo la Carmen di Georges Bizet, nel 1905 Il trovatore di Verdi, nel 1910 Lucia di Lammermoor di Donizetti e la Tosca di Puccini, nel 1912 il Werther di Jules Massenet, e così via fino al 1931, anno della chiusura per manutenzione. 

    La Seconda Guerra ha un forte impatto sulla città di Imola, così come sul teatro, che rimane gravemente danneggiato dai bombardamenti e dalle devastazioni del conflitto. E così, il teatro rimane in un limbo: non ci sono fondi, non è quindi possibile ristrutturare e di conseguenza ripristinare le attività. I risarcimenti per i danni della guerra arrivano attorno alla fine degli anni ’60, e il comune stanzia una grossa somma per far ripartire quello che, per molti imolesi, rappresenta l’autentico e originario centro di attività culturale cittadino. Il teatro viene riaperto il 18 aprile del 1974, mantenendo la struttura e in parte le decorazioni eseguite a metà Ottocento. La prima opera rappresentata a seguito della riapertura è Le tre sorelle di Anton Pavlovič Čechov.

    Il 20 dicembre del 1977 il teatro viene ribattezzato: lo si intitola alla cantante lirica Ebe Stignani, romagnola, deceduta qualche anno prima, nel 1974. Da allora, è noto a tutti come “Lo Stignani” di Imola. 

    Quasi cinquant’anni dopo (e un ulteriore restauro, avvenuto nel 2005), il teatro Ebe Stignani rappresenta una delle più autorevoli e affascinanti strutture teatrali del centro-nord Italia: un luogo da raccontare in questa sede, ma anche da visitare. 

    Per maggiori informazioni sul concerto del 20 dicembre, cliccare qui.

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