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  • Il valore della Memoria



    Entriamo dentro l’archivio dell’Orchestra della Toscana. La musica racconta storie meravigliose, basta saperle cercare (soprattutto se qualcuno nel frattempo le ha messe da parte). Ci guida Alfredo Vignoli, ispettore e archivista della Fondazione ORT.

    Il mistero che a volte sfugge a chi non è dentro la Musica è: che differenza c’è tra le tante esecuzioni di uno stesso brano? Non sono sempre uguali, le note impresse su uno spartito?
    Ecco: come in un libro in cui le parole lette suscitano immagini e sensazioni differenti in ciascuno di noi, così una partitura offre mille sfaccettature date da fraseggi, intensità, colori. Il direttore coordina i musicisti in questa tavolozza di colori. Quelle nuances (gesti, dinamiche) possono sembrare effimere se ascoltate in un’esecuzione dal vivo, sembra che spariscano come bolle di sapone una volta che il concerto finisce.
    Non è così: le tracce di quelle esecuzioni, invece, restano sulla carta perché sono scritte attraverso i segni che i Professori d’orchestra lasciano sulle parti.
    L’Archivio Musicale Digitale è l’epilogo di una lunga storia che affiora a poco a poco negli anni ed esplode come un fulmine con l’ideazione del Fondo Tacchi, che ha creato le premesse per la realizzazione di questo progetto, più ampio e nato non a caso nel 40° anno dalla Fondazione di ORT.
    La scomparsa di Andrea Tacchi, storica spalla dell’Orchestra della Toscana, ha fatto sentire in tutti noi l’urgenza di preservare la Memoria del suo lavoro, conservandone i segni sulle parti di primo violino. Per ricordare il lavoro e l’Arte di un grande Musicista del nostro tempo ho scansionato circa 150 brani da lui utilizzati, che sono in parte pubblicati sul sito di ORT e dove si possono trovare maggiori informazioni sul Fondo (link).

    Ma partiamo dall’inizio, per capire meglio.
    Il mio rapporto con la Musica scritta e suonata inizia fin da bambino: sono violista, ho studiato, suonato e vissuto il mondo delle note da sempre. Sono anche cresciuto in un mondo pieno di libri: i miei genitori, appassionati di ricerca e analisi di testi e stampe antiche, hanno dapprima lavorato in una casa editrice e successivamente hanno aperto una bottega di libri e stampe. Tanti tasselli che, ad un certo punto, si sono uniti.
    Dopo molti anni come musicista nelle file dell’Orchestra della Toscana, a causa di un problema fisico che non mi ha permesso di continuare a suonare, ho iniziato ad occuparmi dell’Archivio Musicale della Fondazione ORT, proseguendo l’attività di catalogazione del materiale musicale utilizzato nei concerti.

    Il lavoro non è mai stato di solo stoccaggio dei materiali ma anche di salvaguardia della Memoria dei gesti musicali: gli spartiti con arcate, diteggiature, indicazioni e consigli di direttori, prime parti e solisti, sono racchiusi in circa 1600 faldoni con la Storia delle nostre esecuzioni.

    Un Archivio che racconta la nascita dell’Orchestra della Toscana, le prime esecuzioni di compositori contemporanei dedicate alla nostra istituzione, le grandi pietre miliari del repertorio, come le sinfonie di Beethoven, Brahms, Haydn, Mozart, Schubert eseguite centinaia di volte dai nostri professori, il repertorio da camera, l’evoluzione della prassi esecutiva e le edizioni critiche, degli anni in cui ORT muoveva i primi passi in giro per la Toscana, per far conoscere in ogni angolo le bellezze della Musica “classica” ma anche contemporanea, fiore all’occhiello dell’attività di questi 40 anni.

    Abbiamo, per questo, moltissimo materiale storico, varie versioni delle stesse sinfonie che sono state provate e plasmate in questi 40 anni.

    L’archivio ORT non è solo Musica ma anche molte curiosità: molte lettere di plauso di direttori e solisti, fotografie, manifesti, programmi di sala. Molte testimonianze di un diario di bordo che ha la parte ufficiale ma anche il backstage di ogni concerto.

    La carta racconta non solo con le parole ma anche attraverso le note e i segni. Il mio lavoro negli ultimi 20 anni è stato quello di organizzare e conservare questo racconto. Con la mia assistente, Chandra Ughi, lo stiamo digitalizzando perché sia fruibile dai nostri professori per il lavoro di tutti i giorni e dal pubblico esterno incuriosito da questo racconto, un cantiere in continuo sviluppo che traghetterà quella storia lontana, ma non troppo, fino ai giorni nostri.

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