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    Requiem per il ‘900



    40 anni fa usciva l’album dell’incontro tra Fabrizio De André e la world music. Più che un disco, Crêuza de mä è un romanzo d’avventura. Il racconto del sogno di un viaggio. Come una storia di Salgari, che non aveva attraversato il mondo ma che sapeva descrivere gli antipodi.

    Quest’anno sono 25 anni che Fabrizio de André ci ha lasciato ed è anche passato da poco l’anniversario (40 anni, non pochi!) della pubblicazione del celebre album Crêuza de mä.

    Fondazione Fabrizio De André Onlus e Sony Music Italia celebrano il 25ennale della morte dell’artista con il progetto Way Point. Da Dove Venite… Dove Andate? che si sviluppa lungo tutto il 2024 con varie iniziative, ripubblicazione dell’intero catalogo con ricchi booklet con i testi delle canzoni a corredo, estratti di interviste inerenti alle canzoni e agli album e alcuni scritti inediti.

    Pagani De André

    Usciva nella primavera del 1984 il primo album cantato in lingua genovese ad avere un successo internazionale: Creûza de mä, ovvero “mulattiera di mare” come l’omonima canzone definita da David Byrne la “più importante della world music”, che  aveva visto Mauro Pagani nella definizione della parte compositiva e strumentale, mentre Fabrizio De André aveva lavorato principalmente ai testi. Ora, quel capolavoro musicale torna in tournée accompagnato, questa volta, da un ensemble di 6 musicisti e da una corista e un corista, per riproporre le sue avvolgenti sonorità, senza tempo e senza spazio (il 15 luglio anche a Fiesole).

    Fabrizio De André
    Fabrizio De André

    “Fabrizio e io”, dice Pagani sui social, “registrammo Crêuza de Mä nel 1983 e venne pubblicato l’anno successivo. Un album incollocabile nello spazio tempo, sospeso, scevro da tendenze, arcaico, ma sempre attuale. Il mio bisogno, di uomo e di artista, di issare le vele, in questi strani giorni, è incontenibile. Le rotte che, scrivendo l’album, immaginavamo solcate da bastimenti carichi di spezie, oggi sono, nella realtà, una via di fuga, e per molti, troppi, dall’ingiustizia. Il viaggio riparte da capo, dunque e, se possibile, a un volume ancora più alto, perché tutti ci sentano bene“.

    Mauro Pagani
    Mauro Pagani

     

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