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  • Sopra le nostre teste



    Vi portiamo a vedere cosa si nasconde nel sottotetto del Teatro Verdi che noi chiamiamo affettuosamente “il soffittone”. Mondi paralleli, perlopiù ignorati, con molte storie da raccontare. Ci guida il capo dei nostri elettricisti.

    Il soffitto del Teatro Verdi, il “soffittone”, è un luogo affascinante, ricco di storie e particolari da raccontare. È una di quelle parti che restano nascoste al pubblico, ignaro del fatto che sopra le loro teste si estenda una fitta rete di travi e travicelle spesso calpestata da noi tecnici. È uno spazio che mescola antico e moderno, dove si percepisce lo scorrere del tempo. Travi Ottocentesche collegate a sostegni odierni, modem telefonici posizionati accanto a un videoproiettore a carbone, incisioni datate e qualche rivista degli anni Novanta lasciata probabilmente da un vecchio operatore. 

    Potremmo quasi dire che il soffitto del Verdi racchiuda la storia stessa del teatro.

    Ricordo ancora quando vennero fatti i primi grandi lavori per mettere in sicurezza l’intera area; erano gli anni ’80 e il Teatro restò chiuso per un periodo abbastanza lungo. Durante un controllo i vigili del fuoco si erano accorti di una trave particolarmente incrinata, valutando dunque la necessità di intervenire strutturalmente. Fu un lavoro veramente complesso, anche perché districarsi, camminare e soprattutto lavorare nel “soffittone” non è da tutti. Ci vuole un po’ di agilità e un minimo di accortezza; non bisogna dimenticare che fra questo e la platea, 18 metri più in basso, si frappone unicamente uno strato di stucco.

    Una delle funzioni più importanti di questa rete di travi è quella di permettere la manutenzione del suggestivo lampadario che illumina tutto il teatro e che si trova ancorato proprio al centro del soffitto. Composto da circa un centinaio di lampade riunite in gruppi di 4, questo viene fatto calare sin quasi all’altezza del pavimento attraverso un complesso sistema di tubi metallici, morsetti e cavi elettrici. In questo modo è possibile pulire l’intero lampadario e sostituire gli eventuali guasti. È un lavoro che richiede tempo, attenzione e soprattutto il personale per coordinare i delicati movimenti; basti pensare che i tecnici che muovono l’intera struttura dal soffittone non vedono quel che accade al di sotto di loro. 

    Negli anni l’ambiente è cambiato ma questo posto mantiene comunque un enorme fascino. Sono state fatte modifiche necessarie e altre di utilità, come montare due grandi motori che permettono di sostenere grandi impianti audio e rendere gli spazi più sicuri per i tecnici che devono lavorarci. Una cosa sola è rimasta immutata. C’è una piccola finestra in cima a delle scale di legno, una finestra da cui ora come duecento anni fa il teatro osserva Firenze, affacciandosi su uno degli scorci più belli della città.

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