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  • Un violino per l’ORT | 5




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    La costruzione del “nostro” violino va avanti nonostante tutto. Avere un laboratorio casalingo, in questa condizione, aiuta. Lo strumento prende forma e in questi giorni diventa un piccolo ma significativo simbolo per non arrendersi, per guardare al domani.

    Passiamo adesso ad una fase della lavorazione decisamente più veloce e “semplice” rispetto alle precedenti, ma non per questo banale e meritevole di minor attenzione. In questo tipo di lavori, d’altra parte, gli elementi essenziali e imprescindibili risiedono spesso nelle operazioni più modeste, la cui cura contribuisce alla creazione di uno strumento di valore. 

    Ciò che andrò a fare adesso è la composizione della cassa, il corpo del mio violino, di cui possiedo le tre componenti separate: fondo, tavola e fasce. Per iniziare riprendo proprio quest’ultime, lasciate da parte ad incollare con la forma interna che a questo punto dovrà essere estratta. Per farlo vado ad agire sugli zocchetti, ai quali ho lasciato appositamente un’eccedenza che devo rompere per poter sfilare senza problemi il tutto. È evidente che dopo un’operazione del genere ripulirò le fasce da eventuali residui e schegge prima di procedere con la colla, questo per garantire una perfetta aderenza fra le singole parti. 

    Il processo ovviamente richiede del tempo per permettere al collante di seccare e deve essere effettuato in due fasi distinte. Prima unisco il fondo alle fasce e in un secondo momento attaccherò su questi la tavola. Per farlo utilizzo degli appositi morsetti che mi permettono di posare con precisione la colla, rigorosamente di origine animale, su di una struttura stabile, senza spazi e imprecisioni. Come detto in precedenza questo particolare collante è consigliato in quanto crea un’aderenza tale da permettere una perfetta propagazione delle vibrazioni lungo l’intero strumento. 

    Solitamente durante questa fase si effettua anche una sorta di procedura “anagrafica”, ossia la posa di etichette, firme e incisioni a caldo che attestino l’autenticità dello strumento, l’identità del liutaio che lo ha prodotto e il valore dell’oggetto. A tal proposito è importante sottolineare come un violino di un liutaio italiano, di norma, viene riconosciuto universalmente come uno strumento capace di garantire elevati standard di qualità. 

    Prima di andare a chiudere definitivamente la cassa è importante avere un’accortezza che mi tornerà utile quando procederò con la fase di verniciatura, ma non solo. Procedo ad isolare il legno mediante l’utilizzo della “caseina”, una proteina che va a riempire i pori del legno e a creare uno strato protettivo che non permetta alla vernice di impregnare l’intera struttura. Questo passaggio, non effettuato da tutti, oltre che garantire maggiore longevità al materiale stesso contribuisce a preservare le capacità elastiche e di vibrazione che possiedono i legni da me scelti e lavorati, caratteristiche che è consigliabile mantenere inalterate.

    (5. continua)

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