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  • Un abbraccio di 7 metri



    Cosa c’è dietro uno scatto? Marco Borrelli è un nome ben conosciuto a chi frequenta l’Orchestra della Toscana ed il Teatro Verdi dal momento è il nostro fotografo ufficiale. Dal 2013 è stato anche il fotografo personale di Gigi Proietti. Qui ci racconta come è nato il suo omaggio al grande attore. 

    A soli 34 anni Marco Borrelli può essere considerato uno tra i migliori fotografi di spettacolo in Italia. Dal 2011 ha immortalato i momenti più significativi della nostra orchestra. Nella sua più che decennale carriera ha fotografato centinaia di concerti pop e rock, spettacoli teatrali, danza, e naturalmente tanta classica. Dal 2014 è il fotografo ufficiale del Festival di Salisburgo, segue stabilmente l’attività di Riccardo Muti in Italia e all’estero affiancando Silvia Lelli e, negli ultimi 7 anni ha avuto la possibilità di seguire le produzioni e regie di Gigi Proietti. L’idea di rendere omaggio al grande attore è arrivata abbastanza naturale: personalizzare l’entrata di quel teatro che a Firenze tante volte ha visto Proietti protagonista, con gli spettacoli organizzati da Antico Teatro Pagliano. Per saperne di più chiediamo direttamente all’autore della foto e dell’installazione.

    Lo scatto originale del 2013, al Teatro Verdi di Firenze.


    La scelta dello scatto non è casuale …  

    Giusto. Di tante foto che ho di lui a braccia aperte, questa è stata scattata proprio qui al Verdi dove per la prima volta l’ho fotografato, sette anni fa, alle sue prime date di “Cavalli di Battaglia”.
    Non sapevo certo in quel momento che poi quello spettacolo l’avrei rifotografato un’altra decina di volte, prima alle Terme di Caracalla, poi l’Auditorium di Roma per gli anni successivi, fino in prima serata su Rai1. Altra cosa che mai mi sarei aspettato era di diventare fotografo del suo teatro, il Globe Theatre a Roma.
    Ho pensato che il modo migliore per ricordarlo fosse così, con il sorriso e a braccia aperte, la sua tipica posa alla fine di ogni spettacolo, in camicia, senza giacca, mentre prende gli ultimi applausi della serata. Un abbraccio largo sette metri.

    Come è stato realizzato il ritratto gigante?

    È fatto di carta incollata sulla scia di un tecnica molto in voga nella campo della street art che, con sviluppi diversi, parte da Banksy per arrivare a JR. Sono 16 stampe di grandi dimensioni 70×100 sovrapposte in parte, ritagliate ed incollate insieme. Era la prima volta che si sperimentava al Verdi un’installazione del genere ed ero preoccupato per la tenuta, visto la superficie irregolare delle saracinesche … ma alla fine è andato tutto bene. Mi fa piacere vedere le persone che passano e che scattano le lro foto. L’installazione è volutamente effimera, come è nelle regole del gioco di questa arte di strada. Starà su finche il tempo e l’usura naturale lo permetteranno.


    C’è un ricordo personale dell’artista legato magari ad un episodio?

    La cosa che più mi colpiva di Proietti era la sua umiltà e disponibilità, doti non così scontate per il personaggio importante che era. Al di là dei piccoli o grandi episodi divertenti che accadevano in quelle grandi cene che seguivano ogni spettacolo (che io considero degli straordinari piccoli show privati), era sempre il tratto umano che stupiva.
    La gentilezza con cui sosteneva o correggeva gli attori era unica… riusciva a trasmettere fiducia trattando tutti come dei colleghi, mettendosi sempre al loro pari. Da grande professionista qual’era riusciva con un sorriso o poche parole a smorzare la tensione degli ultimi secondi prima dell’inizio di uno spettacolo, e quello ci bastava per lavorare bene, con la corretta concentrazione e armonia.

    Per approfondire la conoscenza dell’attività professionale di Marco Borrelli e per conosce meglio le caratteristiche del suo lavoro si consiglia di visitare il sito www.marcoborrelli.com o il profilo instagram @marcoborrelli_photographer  

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