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  • Una villa per il Granduca



    Posizionata su un poggio da cui si dominano colli e vigneti del Monte Albano, la Villa di Artimino a Carmignano fu costruita per volere di Ferdinando I. Progettata da Buontalenti, è una delle residenze medicee più belle. Insieme a Quarrata è la novità di quest’anno per “Ville e giardini incantati”.

    “Sono stato hoggi à Artimino et credami Vostra Altezza che vi ho trovato un Primavera”, scriveva così il Granduca Ferdinando I alla moglie Cristina di Lorena il 19 gennaio 1596. Fu lui a far costruire la villa che oggi prende proprio il suo nome “La Ferdinanda”. Di passaggio durante una battuta di caccia sul Monte Albano, è rimasto impressionato dalla bellezza di quel luogo che in passato era stata un’area sacra per gli Etruschi. Diede l’incarico del progetto all’architetto di corte, Bernando Buontalenti, che realizzò l’edificio in soli quattro anni, chiudendo il cerchio delle Ville Medicee. Nel 1600 la villa era pronta a diventare la nuova residenza di caccia della famiglia.

    La sua architettura esterna austera e maestosa fu movimentata da un elevato numero di camini, cui si deve l’altro soprannome della Ferdinanda: la Villa dei Cento Camini. Questi non erano solo uno sfizio dell’architetto, ma anche una necessità: il Granduca infatti, come tutti i Medici, soffriva di gotta, quindi aveva bisogno di molto calore. La facciata fu addolcita anche da un’elegante scalinata a rampa unica, poi distrutta e ricostruita dall’architetto Enrico Lusini nel 1930.

    All’esterno è circondata da un parco, chiuso nel 1626 per realizzare il “Barco Reale”, affinché il territorio fosse luogo di caccia esclusivo della famiglia, e cinto da un muro di 50 km di cui ancora oggi sono visibili alcuni resti e di cui la villa era il centro.

    Ferdinando, propenso a favorire l’arte, trasformò presto la villa in un luogo dedito all’otium e ne aumentò il valore con opere come il Ritratto di Pietro Aretino di Tiziano e il Bacco di Caravaggio, nonché le 17 lunette che il Granduca commissionò al pittore fiammingo Giusto Utens, rappresentanti le dimore dei Medici. Utens realizzò altrettante lunette raffiguranti scene di battaglie, ma queste purtroppo sono andate perse. Sugli affreschi troviamo invece la firma di Domenico Cresti detto il Passignano e Bernardino Poccetti.

    Tra le sue stanze passarono personaggi illustri come Galileo Galilei, chiamato a insegnare matematica al giovane principe Cosimo II. E quegli stessi territori erano stati frequentati da Leonardo Da Vinci che progettò il girarrosto situato nell’antica cucina delle Cantine Granducali.

    Dalla villa il panorama è da togliere il fiato: si possono ammirare il borgo di Artimino, con il suo impianto medievale e l’antica torre dell’orologio, la vallata e la pieve romanica di San Leonardo.

    Altre informazioni e immagini sono disponibili sul sito ufficiale.

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