Martedì Grasso sul palcoscenico: tra travestimento e verità, l’orchestra si trasforma e racconta l’arte di diventare altro, da Goldoni agli eroi della musica.
Tra scherzo e verità, l’orchestra si trasforma
Bondì, siora Mascara! Eccoci giunti all’ultima sera di Carnevale, il Martedì Grasso, il giorno più “pazzo” del periodo più “pazzo” dell’anno, e come ormai da tradizione siamo pronti a scatenarci sul palcoscenico per divertirci e farvi divertire insieme a noi. E si sa: a carnevale ogni scherzo vale. Ne vedrete delle belle, a partire da noi orchestrali che approfittiamo di quest’occasione per sfoggiare vestiti bizzari e metterci addosso delle cianfrusaglie che altrimenti non uscirebbero dal cassetto in cui sono (spesso a buona ragione) relegate.
Tutto questo al solo scopo di “mascherare” noi stessi e diventare altro. La maschera infatti non è solo un oggetto decorativo per far vedere quanto siamo originali e burloni, ma un vero e proprio talismano in grado di nascondere al mondo il nostro aspetto esteriore e far emergere il nostro vero io. E cos’è un artista se non un grande collezionista di maschere? Esibirsi su un palcoscenico vuol dire trasformarsi di continuo in questa o quell’altra figura, a seconda di come il nostro io più intimo percepisce una determinata espressione, musicale o teatrale che sia, in fondo non c’è differenza.

L’arte di diventare altro, da Achille a Goldoni
Quante volte su questo palcoscenico ci è capitato di ascoltare un solista che dà l’impressione di essere a tratti eroico come Achille, meschino come Jago o affettuoso come una madre che nutre il suo pargolo? Ecco, questa è l’arte del travestimento in musica.
Concludo con un aneddoto su uno dei più grandi figli che la mia serenissima patria abbia mai partorito: Carlo Goldoni.
Proprio la sera del Martedì Grasso del 1762 andò in scena Una delle ultime sere di Carnovale, segnando la chiusura di una stagione trionfale. Ahimè questa commedia segnò anche la fine del periodo veneziano dell’autore, chiamato infatti a Versailles da Luigi XV, che desiderava che le sue figlie apprendessero l’italiano.
E per dire addio al pubblico della sua città, che tanto l’aveva amato e stimato, si servì del protagonista della commedia, Anzoleto, il quale alla fine dell’opera, dovendo lasciare Venezia “col cuor strazzà”, le dichiara il suo eterno amore.
E se pure il Genio della commedia ha avuto bisogno di travestirsi per parlare a cuore aperto, vuol dire che un qualche potere magico la maschera ce l’ha davvero.
