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  • Beethoven icona pop



    La Quinta sinfonia rappresenta l’idea più comune che si ha quando si pensa alla musica cosiddetta “classica”. Un’icona. Un po’ come il suo autore. E dunque, proprio per questo, ha ancora senso programmarla dopo più di 200 anni dalla sua prima esecuzione? La risposta è scontata e la lasciamo a Dalia Stasevska che la dirige con noi.

    Se cercate su Google «sinfonia 5» il primo risultato che appare è proprio la Quinta di Beethoven, come se di sinfonie numero cinque non ce ne fossero altre. Ed è infatti un po’ così. Il suo inconfondibile attacco fa parte del patrimonio sonoro comune a tutti noi. Il “ta-ta-ta-taaa” è stato copiato, citato, anche in versione disco, come nella colonna sonora de La febbre del sabato sera (A Fifth of Beethoven, di Alter Murphy & the Big Apple Band, 1976). Oppure ripetuto a oltranza, come nel tema della sgangherata sigla di apertura dei Simpson, con cui ha giocato il compositore Danny Elfman. Sempre rimanendo ai Simpson come dimenticare la gag dell’incipit della Quinta suonato dall’orchestra di Springfield con il pubblico che si alza un attimo dopo ed esce dalla sala? Quale migliore metafora del pensiero comune sulla musica classica condensata in così pochi secondi? (per non parlare di Philip Glass e del suo medley di brani atonali …)

    Beethoven è l’unico ad essere stato cantato da Chuck Berry (Roll Over Beethoven, canzone amatissima dai Beatles). Ed è anche l’unico a godere di un’irresistibile imitazione messa in atto da John Belushi (nel Saturday Night Live). Restando in tema comico, è proprio la Quinta che Rowan Atkinson, in arte Mr. Bean, sceglie per dimostrare le sue “doti” di direttore d’orchestra; e sulle note del primo movimento il comico estremizza la gestualità del “maestro” finendo per sembrare un vigile urbano che dirige il traffico. Il risultato è esilarante e chi volesse può vederlo qui.
    La Quinta trasforma Beethoven in una vera icona pop. Del resto LVB è l’unico musicista classico a comparire nei fumetti, approdato come busto di marmo sul pianoforte di Schroeder (Linus).

    Chiudiamo segnalando che nel marzo 2020 quattro serigrafie di Andy Warhol con ritratto del nostro LVB sono state messe all’asta da Sotheby’s, e vendute per 275 mila sterline (più di 300 mila euro). Più pop di così …
    E dunque, dopo più di 200 anni dalla sua prima esecuzione (22 dicembre 1808 al Theater an der Wien) ha ancora un senso proporre un titolo così frequentato nelle odierne programmazioni? Lo abbiamo chiesto a Dalia Stasevska che l’ha diretta per noi in questi giorni con incredibile energia. La risposta è scontata ma in una manciata di secondi contiene anche una riflessione (attiva i sottotitoli).

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