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  • Un bordo rosso da collezione



    Un viaggio visivo nel mondo delle copertine dei vinili del Concerto per violino di Brahms, tra tradizione visiva e mancanza di innovazione.

    Il Concerto per violino di Brahms è stato uno dei primi dischi di musica classica acquistati, spiccando sugli altri per la scritta “La Voce del Padrone” in bianco su fondo rosso.

    Copertine a confronto

    Era l’epoca in cui la grafica lavorava sodo per distinguere le incisioni britanniche della EMI dai concorrenti in giallo e nero della Deutsche Grammophon. Ci si doveva far notare subito e meglio nei negozi, dove il compratore ancora spulciava fra i dischi con le dita, e il primo strumento di comunicazione era proprio la copertina.

    In questi anni d’oro, il logo e i colori identificano bene le grandi case discografiche classiche: i dettagli sono tutto, ma le immagini forse non spingono sull’acceleratore della creatività. Rock e jazz sfornano copertine nuove, dirompenti (penso a Sgt. Pepper dei Beatles, o Bitches Brew di Miles Davis), e di là, niente di tutto ciò. Certo, sulla motivazione all’acquisto di una sinfonia pesa più l’autorevolezza del compositore e degli interpreti, che non la copertina. Ma forse si è persa un’occasione. Voglio indagare.

    L’indagine

    Confronto alcune copertine del Concerto di Brahms, e parto proprio dal mio vinile. In foto ci sono i due artisti, direttore von Karajan e violinista Kremer, che nero vestiti spariscono nel nero dello sfondo. S’illuminano qua e là solo le mani con gli strumenti, bacchetta e violino, e i volti ispirati. Una composizione che chiamerei “falene nella notte”, per via di quei dettagli volanti nel buio, e che ritrovo in un altro esempio della Columbia Records del 1951 (Klemperer e Oïstrakh).

    Però, direttore e solista in copertina ci devono stare, sono loro a garantire la qualità del prodotto, non c’è molto da esser creativi. Le varianti? Poche.
    “In azione”: i due sono presi nell’attimo cruciale del concerto fra gli orchestrali. “In prova”: i due sono colti nel gesto musicale ma in abiti confortevoli e neri, confusi fra il nero dello sfondo, e perciò autorevoli e teatrali. “Dopo la prova”: platea vuota dietro, abiti casual, violino a riposo, e quell’aria di chi ha appena smesso di lavorare e ti sta invitando ad andare a cena, complice e confidenziale.

    Infine, “in posa”: la più banale e per me imbarazzante, che vede i due artisti in abiti civili a far le belle statuine nei foyer delle sale da concerto, o appoggiati a un pianoforte, seduti o in piedi, con l’immancabile violino al seguito del solista, che così fa intendere di non essere il direttore d’orchestra.
    Insomma, uno standard poco modificabile. In alternativa, puoi trovare una foto del violinista da solo, o un ritratto di Brahms.

    Quando non tirano più le vendite, gli artisti si tolgono dalle copertine, per dare spazio a immagini di rara bruttezza: paesaggi pescati tra foto e dipinti di ogni età, che impestano le amate collezioni viniliche di anonime vedute lacustri, foreste di betulle, castelli a strapiombo, e transumanza di vacche al tramonto.

    Che dire di questi guizzi creativi…
    Si è persa un’occasione?
    Chissà.


    «Una buona immagine ci colpisce all’istante. Si stampa nella memoria. Si fa capire subito. Ma per ragionare sul senso che ha dobbiamo ricorrere, ancora una volta, alle parole.»

    Annamaria Testa, Il mondo in un’immagine, articolo per Internazionale, 11 giugno 2018

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