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    Chi gira per le strade di Firenze avrà sicuramente notato degli strani omini disegnati sui muri: piccoli personaggi che rincorrono cuori, salgono scale, volano aggrappati a dei palloncini. L’artefice di questi figurini è Exit-Enter. Classe 1990, è originario della provincia di Livorno ma, impiantato a Firenze ormai da dieci anni, è riuscito ad affermarsi nell’ambiente della street art toscana.

    Come quasi tutti gli artisti, anche Exit-Enter ha avuto le sue tribolazioni prima di trovare la strada giusta. Inizialmente si iscrive alla NEMO Academy di Firenze, ma invece di frequentare le lezioni usa il suo tempo per organizzare rave illegali. I posti abbandonati o dismessi che ospitano le feste clandestine offrono ampi spazi di sperimentazione all’artista. Infatti, è proprio sui muri dei fabbriconi che inizia a dipingere con pennelli, rulli e vernice. Dopo un anno abbandona la NEMO per iscriversi all’Accademia di Belle Arti e qui sperimenta con il segno e con i graffi che lo portano presto a pennarelli, spray e squeezer. Inizia così ad andare in strada: grazie a degli amici di Rosignano (HPC Crew) che già usavano spray e bombolette, entra in contatto diretto con il mondo dei graffiti.

    Siamo intorno al 2013 e a Firenze c’è una scena bella vivace, i Guerrilla Spam hanno un’attività intensa e danno l’esempio. Però è anche un periodo strano per Exit-Enter, un momento di confusione in cui uno non sa bene cosa fare e ha solo voglia di evadere. Da questa ricerca di una via di fuga nasce il caratteristico omino, che però rimarrà per molto tempo solo nei quaderni. Inizia infatti come una sorta di diario, come un alter-ego con cui parlare delle cose più intime e magari dei dubbi più esistenziali. “Ma perché non mi condividi sui muri? Magari potrei avere un senso e aiutare anche qualcun altro”. Questa idea rimane in testa dell’artista finché l’omino non finisce effettivamente in strada.

    “Forse per la prima volta mi chiedevo che senso ho io in questo mondo e dipingere in strada praticamente mi ha dato la risposta. Mi faceva stare bene, uscire la notte, andare a dipingere, l’adrenalina, diventa quasi una droga. Inoltre tutto questo vuol dire per forza avere un pubblico, qualcuno ti riconosce e magari ha anche qualcosa da dire sul tuo lavoro”, spiega Exit-Enter. Incoraggiato dalla risposta del pubblico, apre una pagina Instagram e inizia a vendere qualche tela. Una bella svolta arriva con il collezionista Enrich Van Hessen, il proprietario di Cappelleschi Gallery, che si appassiona al lavoro dell’artista e compra molte tele, segnando anche un inizio di indipendenza economica. Dopo un anno lascia definitivamente l’Accademia di Belle Arti in favore delle dinamiche vivaci e stimolanti della strada

    La collaborazione con l’ORT è stata proprio agli inizi. Infatti, nel 2014, Exit-Enter ha esposto la sua prima collezione proprio al Teatro Verdi. Intitolata I cieli, si trattava di lavori molto diversi rispetto a quelli attuali: una serie di tele realizzate in studio, con calma, lontane dal mordi e fuggi della strada in cui erano raffigurati cieli stellati, ma anche paradisi in contro luce dove l’uomo è tutt’uno con la natura. “Dipingerli mi ha sempre dato un senso di pace e serenità”.

    Dalla serie I Cieli, esposta al Teatro Verdi nel 2014

    Come abbiamo visto, la street art è un mondo enorme e pieno di sfaccettature, dentro cui si mescolano attitudini diversissime, c’è chi si approccia con l’idea di lanciare un messaggio preciso e altri che invece sono spinti da un’urgenza personale. In ogni caso però, il pubblico non te lo scegli e non sai mai cosa aspettarti. “La figata della strada è che ci si va a interfacciare con un pubblico che non è preparato, quindi a volte hai anche delle interazioni con persone che mai si sarebbero interessate all’arte. Io per esempio mi faccio sempre il problema di non essere troppo brutale, cerco di fare cose carine e ironiche, non voglio spaventare il pubblico. Da una parte si può cercare di smuovere le coscienze con immagini forti ma dall’altra si può comunicare con un’altra linea. Se fai un lavoro fatto bene però arrivi anche al pubblico fuori dalla bolla dell’underground. Sta a realtà come la Street Levels Gallery o all’ORT che pubblicherà questo articolo aiutare il pubblico a capire e allargare il range. È un mondo molto anarchico in cui ci sono tante sfaccettature, chi fà di tutta l’erba un fascio non capirà mai.”

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