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    Il ritmo dell’Universo



    Dal 21 al 23 giugno saremo ospiti di Ravenna Festival per tre concerti speciali con il Philip Glass Ensemble, dedicati alla trilogia Qatsi di Godfrey Reggio. Qui parliamo del primo episodio, Koyaanisqatsi, del 1982.

    L’Orchestra della Toscana sarà impegnata al Ravenna Festival in un triplo appuntamento (dal 21 al 23 giugno) riguardante la trilogia Qatsi di Godfrey Reggio, con le musiche di Philip Glass. Saremo affiancati al Philip Glass Ensemble, diretti dal maestro Michael Riesman (assiduo collaboratore e “spalla” storica di Philip Glass) nell’esecuzione in sync delle tre colonne sonore durante la proiezione dei rispettivi film: Koyaanisqatsi, Powaqqatsi e Nagoyqatsi. Il 28 aprile del 1982 veniva proiettato per la prima volta in assoluto Koyaanisqatsi, primo episodio della trilogia.

    Un’opera pionieristica

    Vi sono grandi incontri che segnano la storia della musica e dell’arte, e da cui scaturiscono capolavori che arricchiscono in modo indelebile il nostro immaginario esprimendo lo spirito del proprio tempo. Koyaanisqatsi – nella lingua degli indiani d’America hopi “vita sbilanciata” e primo episodio della trilogia – è uno di questi: un formidabile poema visivo-sonoro, nato dalla collaborazione tra il regista Godfrey Reggio e il compositore Philip Glass.

    Le origini del progetto

    Koyaanisqatsi vede una prima distribuzione nelle sale nella primavera del 1983, ma la lavorazione al progetto parte da molto lontano, precisamente nel 1975. Nei primi Settanta, Godfrey Reggio conosce il direttore della fotografia Ron Fricke. Nasce un sodalizio artistico che porta alla fase embrionale del progetto Koyaanisqatsi, le cui riprese iniziano nel 1975, con la demolizione (filmata rigorosamente in time lapse) del complesso abitativo Pruitt-Igoe a St. Louis, Missouri. Reggio e Fricke poi realizzeranno negli anni successivi tutta una serie di riprese urbane, principalmente nella città di New York, in cui i due conoscono Francis Ford Coppola, convincendolo a contribuire al processo di post-produzione, di fatto “eleggendolo” a produttore esecutivo della pellicola. 

    Altra, spettacolare immagine dal film.
    La “prima” di Qatsi

    Dopo anni di riprese, raccolta dei materiali, e stabilito il sodalizio artistico che lega i due cineasti al compositore minimalista Philip Glass, Koyaanisqatsi si appresta a fare il proprio debutto nelle sale cinematografiche. Nel 1982 una “versione beta” (in gergo tecnico workprint) della pellicola viene spedita alla commissione del Santa Fe Film Festival. Il 28 aprile 1982, i pochi fortunati presenti in sala hanno un primo assaggio di un’opera che sa di futuro: immagini mozzafiato, musica perfettamente in-sync, fotografia e riprese di altissimo livello tecnico, e non meno importante, di assoluto valore simbolico. La proiezione è un successo, nonostante il documentario non sia ancora stato ultimato del tutto. Ciononostante, le voci girano nell’ambiente e Koyaanisqatsi è già un caso ancor prima di approdare nelle sale con una distribuzione diffusa. È un progetto arthouse che nella sua complessità rivela un forte animo pop.

    Un viaggio visivo (e sonoro) attraverso il mondo moderno

    Koyaanisqatsi ha lasciato un solco indelebile nella cultura pop e, come detto, nel modo di intendere la relazione tra immagine e sonoro. Ma è anche stata un’opera in grado di sviluppare un filone documentaristico che non si avvale di voci narranti o dialoghi, ma che si immette nei binari della comunicazione visiva più stringente, come una sorta di poema composto da note musicali, accenti, e immagini. Le riprese “accelerate” del Grand Central Terminal di New York, che si riempie e si svuota, i dettagli microscopici e le ampie riprese su orizzonti che paiono infiniti, la sovrapposizione tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Sono tutte intuizioni che Reggio, ma soprattutto Ron Fricke, geniale montatore e direttore della fotografia che lavorerà su progetti simili in futuro (lo splendido Baraka del 1992 su tutti), hanno portato su pellicola per raccontare il nostro mondo in chiave accelerazionista, una sorta di “profetizzazione” delle modalità di fruizione dei media contemporanei – si pensi ai reel di TikTok, che sembrano sempre tesi ad accelerare, appunto, il corso naturale delle cose, persino i nostri gesti. 

    qatsi veduta aerea
    Una delle celebri “vedute aeree” mozzafiato del film.
    Una grande eredità

    A più di quarant’anni dalla sua prima proiezione, Koyaanisqatsi non smette di stupire. È tremendamente attuale, colpisce la vicinanza tra i temi ambientali attualmente discussi e quelli che il documentario porta su schermo. La “vita sbilanciata” del villaggio globale ha subito molti scossoni, tanto da rischiare di cadere. Opere come Koyaanisqatsi estendono un invito: entra e ammira. Lasciati trasportare. Apprezza la meraviglia dell’Universo.
    Ma sempre con una preghiera: prenditi cura di ciò che ti circonda

    Per maggiori informazioni sui tre eventi che ci vedranno coinvolti a Ravenna Festival, cliccare qui. Le prevendite sono già disponibili! Per acquistare i biglietti, cliccare qui.
    Ricordiamo anche che è possibile acquistare un carnet per i tre eventi in questione: (Koyaanisqatsi 21/06, Powaqqatsi 22/06, Naqoyqatsi 23/06): € 75,00 – ridotto € 66,00.
    Disponibile solo presso la Biglietteria del Teatro Alighieri.

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