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  • Il violoncello di ghiaccio



    Una straordinaria storia che racconta il viaggio di un delicatissimo violoncello di ghiaccio, dalle Alpi del Trentino al golfo di Palermo. N-ICE CELLO è l’originale progetto di Tim Linhart, che ha preso vita sotto le mani di Giovanni Sollima, documentato da Corrado Bungaro.

    L’edizione di Trento Film Festival di quest’anno ci ha regalato un’interessante iniziativa. Si tratta del progetto N-ICE CELLO, un violoncello di ghiaccio costruito dal liutaio Tim Linhart con l’acqua del ghiacciaio Presena a 2.800 metri, in Trentino. Il delicato strumento è stato poi trasportato in un furgone-frigo attraverso tutta l’Italia. Alla fine ha raggiunto Palermo per suonare insieme all’Orchestra Sinfonica Siciliana al Teatro Politeama, nella prima esecuzione mondiale di una partitura originale per Ice-cello e orchestra d’archi, opera del compositore e musicista palermitano Giovanni Sollima.

    Giovanni Sollima e il violoncello di ghiaccio.

    Il progetto ha infatti previsto una serie di concerti con tappe a Venezia, Roma e infine Palermo, in cui proprio Giovanni Sollima si è cimentato nel suonare questo straordinario strumento, non sempre senza difficoltà. Durante la tappa romana, un’improvvisa rottura del sistema di refrigerazione della calotta nella quale Sollima doveva suonare, ha rischiato di mandare all’aria l’intero concerto. Ma lo strumento non si è liquefatto e il violoncellista ha potuto suonare nell’Aula Ottagonale delle Terme di Diocleziano, tornata per un attimo alla sua ipotetica funzione di frigidarium.

    Sollima durante il concerto romano, aiutato dai suoi collaboratori.

    Questo salvataggio è stato possibile grazie a quattro collaboratori del progetto che sono stati accanto a Sollima durante tutto il concerto. Il loro compito era quello di agitare attorno al violoncello dei colini pieni di ghiaccio secco per abbassare la temperatura dell’aria e impedire lo scioglimento. Paradossalmente soddisfatto del risultato, Tim Linhart ha commentato che grazie all’assottigliamento dello spessore del ghiaccio, lo strumento forse ha suonato meglio che in precedenza e che l’avrebbe riparato con la neve contenuta nel furgone refrigerato che ha trasportato lo strumento da un capo all’altro d’Italia.

    Il violoncello di ghiaccio, una volta giunto al traguardo, è stato poi fuso con ne acque del Mediterraneo. Il racconto di questo tour è stato documentato attraverso un film diretto da Corrado Bungaro che ha fissato su pellicola le impressioni e le testimonianze di coloro che hanno partecipato a questo singolare progetto. Inoltre, le avventure e i rischi di questa impresa possono servire a riflettere sulle conseguenza e sulle ripercussioni sociali, economiche e umanitarie provocate da cambiamenti climatici e crisi idriche.

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