Tra rivoluzione e guerra, nasce un capolavoro. Nel pieno di un’epoca segnata da sconvolgimenti epocali, Prokof’ev compone la Sinfonia n. 1 mentre il mondo assiste al crollo degli imperi, alla fine della Belle Époque e all’ascesa dei bolscevichi, tra rivoluzioni e guerre fratricide.
Prokof’ev compone la Sinfonia n. 1 nel 1917 e la esegue per la prima volta nell’aprile 1918, nel bel mezzo di un periodo di grandi cataclismi che spazzano via la Belle Époque e varie monarchie europee, segnando l’avvio del “secolo breve”, cioè il Novecento, come l’ha battezzato lo storico Eric Hobsbawm. Tutto inizia nel 1914 con la Grande guerra, primo conflitto a coinvolgere le potenze mondiali.
Quattro anni orribili che toccano ogni angolo del globo, con una devastazione e un numero di morti mai contati prima. Il bello è che nessuna delle famiglie reali europee, tutte imparentate fra loro, vuole questa guerra, e l’attentato di Sarajevo è solo la scintilla di un disastro annunciato. La Germania aspira a diventare la più grande potenza mondiale.

In Francia la Terza Repubblica è instabile. Il Regno Unito vive nella presunzione di rimanere per sempre il più vasto impero coloniale a dettare la legge del mercato. L’Impero austro-ungarico soffre la spina degli irredentisti nei Balcani. E poi c’è il Regno d’Italia, che per trarre il maggior profitto dalle battaglie imminenti, cambia alleati come una banderuola al vento. E la Russia? È un Paese arretrato, dove lo zar è ancora il monarca assoluto, e l’entrata in guerra peggiora la situazione. L’esercito non è in grado di contrastare le truppe austro-tedesche, equipaggiate con armi nuove e micidiali: mitragliatrici, granate, mortai, gas.
E con milioni di contadini al fronte, le campagne sono in stato di abbandono e i viveri scarseggiano: quando l’esercito è il primo a dover essere rifornito di provviste, la popolazione civile fa la fame.

Scoppiano i disordini che fanno precipitare la Russia nel caos. Nel marzo del 1917 (febbraio, secondo il calendario ortodosso), lo zar abdica e pochi giorni dopo viene arrestato, il potere è affidato a un governo provvisorio, l’esercito russo si disfa, e i tedeschi ne approfittano conquistando vasti territori. In questo scenario, Prokof’ev lascia San Pietroburgo: sisposta prima in campagna, a poca distanza dalla città, e poi, a fine agosto, raggiunge la madre in Caucaso. A settembre del 1917, la Sinfonia n. 1 è pronta. Ma gli eventi sfondano la porta della Storia. A ottobre si compie il secondo atto della Rivoluzione.
Le Guardie rosse, reparti armati di operai, contadini e rivoluzionari, assaltano il Palazzo d’Inverno: il potere passa nelle mani dei bolscevichi di Lenin, e a marzo 1918 la Russia esce dal conflitto mondiale. Si forma l’esercito dell’Armata bianca, capeggiato dagli ufficiali ancora fedeli allo zar che combattono contro l’Armata rossa di Trotsky: è la guerra civile.


Francia, Italia e Regno Unito, ex alleati dell’Impero russo, inviano contingenti a sostegno: il bolscevismo non deve arrivare in Occidente… L’Armata bianca avanza e spinge a decisioni drastiche: nel luglio 1918 lo zar Nicola II è fucilato con tutta la famiglia. I corpi sono portati in una miniera abbandonata e arsi, per renderli irriconoscibili. L’Armata rossa sconfigge gli zaristi e nel 1922 nasce l’Unione Sovietica. I resti dei Romanov sono ritrovati solo dopo la dissoluzione dell’URSS, nel 1991. Ci vuole l’analisi del DNA per stabilire l’appartenenza delle ossa ai componenti della famiglia imperiale.