Le vivaci lettere al salsamentario Bellentani raccontano un Rossini ironico e appassionato, tra richieste di zamponi, tradizioni natalizie e un gusto che unisce Firenze, Modena e Parigi.
È il 28 dicembre 1853, e Gioachino Rossini, che vive a Firenze nel palazzo Ginori Conti al numero 13 dell’odierna via Cavour (ma le fonti non concordano sull’indirizzo), prende la penna per scrivere una fioritissima lettera a un destinatario singolare, un esperto di aromi e sapori delle feste, capace di scuotere le passioni gastronomiche rossiniane più intense.
“È il cuoco Antonin Carême!”, direte voi… Ma il grande cuoco francese, amico e complice culinario del musicista, all’epoca della lettera non era già più. La missiva è per Giuseppe Bellentani di Modena, fondatore dello storico e premiato salumificio che porta ancora oggi il suo nome. Ecco cosa scrive “il Cigno detto di Pesaro all’Aquila dei Salsamentarii Estensi”…
“Voi avete voluto spiegare un volo altissimo per me, privilegiandomi di zamponi e cappelletti appositamente lavorati; ed è ben giusto che io, come dal basso delle patrie paludi dell’antica Padusa, sollevi un rauco grido di speciale ringraziamento verso di voi. Trovai la collezione delle vostre opere completa di tutti i lati; e meco ne gustarono l’interiore maestria quanti ebbero la sorte di deliziarsi nella finezza delle vostre famigerate manipolazioni. Non pongo in musica le vostre lodi, perché come nell’altra mia vi dissi, in tanto strepito del mondo armonico mi mantengo ex-Compositore.

Genio musicale e appetiti terreni
Buon per me e meglio per voi! Voi sapete toccare certi tasti che sodisfano il palato, giudice più sicuro dell’orecchio, perché si appoggia alla delicatezza del tatto nel suo punto estremo che è il principio della vitalità; per piacere a voi, di questi tasti uno solo io ne tocco, ed è quello della mia sentita riconoscenza per tante vostre premure.
Desidero che esso vi serva di stimolo a voli più elevati per meritarvi una corona d’alloro, di cui ben volentieri vi cingerebbe il vostro obbligatissimo servo”.
Stupisce che il maestro si definisca “ex-Compositore”, ma non stupisce il tono aulico delle lodi allo zampone. Gli ordini al Bellentani diventano una prelibata tradizione natalizia di casa Rossini. Anche da Parigi, il Cigno richiede “8 cappelli da prete, 6 zamponi, 10 cotichini di diverse dimensioni; totale 24 brillanti maialeschi” (24 ottobre 1859). Ma invece di scrivere direttamente al Bellentani, Rossini preferisce scomodare Angelo Catelani, “amico e collega” con prestigioso incarico alla corte di Modena, che viene obbligato a occuparsi di insaccati: “Lasciamo l’arte e veniamo alla materia che tanto prevale sulle attuali generazioni!!! Vorrei vi portaste dal Bellentani, salsamentario Estense, e lo pregaste di spedirmi a Parigi al mio indirizzo 6 zamponi e 6, così detti, cappelli da prete; vorrei pure la relativa istruzione per la maniera di cuocere detti oggetti, secondo le nostre abitudini” (8 dicembre 1865).
E il 24 gli scrive: “Amico e collega carissimo; Poche linee per dirvi essere giunti li 6 zamponi e li 6 arcipreti in ottima condizione… Le istruzioni datemi per la cottura saranno scrupolosamente osservate onde onorare il celebre Bellentani”.
Buon Natale!