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    Rivoluzione in Do



    Da Luigi Cherubini a Ludwig van Beethoven, passando per Napoleone Bonaparte: quando la musica si inchina, si ribella o si illude di cambiare la storia.

    Stasera, preparatevi!, si parla di politica.
    Mettete in un’equazione Cherubini e Beethoven e il risultato sparato fuori è: Napoleone Bonaparte.

    Francia, fine Settecento. La Rivoluzione Francese aveva fatto le sue belle promesse – Liberté, Égalité, Fraternité – ma il percorso verso quegli ideali aveva incontrato qualche piccolo intoppo, tipo teste mozzate, Regime del Terrore, un certo Robespierre, paranoico professionista che ghigliottinava a man bassa.
    In questo allegro clima, il nostro Cherubini aveva capito una cosa fondamentale: se vuoi sopravvivere, fai le fusa a chi comanda. Compose l’Hymne au Panthéon per il trasporto della salma del “martire” rivoluzionario Marat. Risultato: testa integra e – udite udite – nuovo incarico all’Institut National de Musique. Professionista.

    L’Eroe che si Incorona

    Nel frattempo dalla Corsica spuntò fuori un tizio che sembrava tanto bravo a respingere la minaccia dei monarchici, attraverso massacri spietati contro la popolazione. Si, proprio lui: Napoleone. Nominato comandante dell’Armata d’Italia, in quattro e quattr’otto sconfisse le truppe austriache, che sulla carta erano più forti, scendendo fino a Mantova. 
    L’Europa rimase a bocca aperta.
    Ugo Foscolo sperò che liberasse l’Italia. Hegel sostenne che stesse inconsapevolmente realizzando la modernizzazione dell’Europa. E Beethoven vide in lui la prova vivente che il sangue blu si poteva battere, tanto da dedicargli la Terza Sinfonia.

    Immaginatevi la disillusione di molti quando Napoleone si fece proclamare imperatore dei francesi. 
    Beethoven non ci pensò due volte e strappò il frontespizio alla sinfonia, dichiarando: “Ora calpesterà tutti i diritti umani, assecondando solo la sua ambizione”. Sbagliato! In realtà Napoleone assecondò anche i propri capricci — per esempio quello di preferire l’opera italiana a quel “fracassone” di Cherubini, che si trovó costretto ad una specie di letargo viennese (che durò sino alla Restaurazione).

    La lezione di stasera? 
    A fare cherubinianamente il carino con il regime del momento qualvolta ci si guadagna, altre volte si perde.
    A spacciarsi per salvatori del mondo si aprono le porte della tirannia (ma perchè i comuni mortali ci cascano ogni volta?).
    A mantenere beethovenianamente una forte etica, almeno, ci si guadagna la stima dei posteri.

    A me manca Beethoven. Chissà cosa avrebbe detto dei governanti di oggi? E chissà cosa avrebbe combinato con la Decima Sinfonia?

    Fondazione Orchestra Regionale Toscana - Partita I.V.A. 01774620486 Privacy Policy | Cookie Policy Realizzazione sito WWS Snc