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  • Il frac verde di Beethoven



    Oggi, 200 anni fa, la prima esecuzione della Nona Sinfonia di Beethoven. Una storia che – Alessandro Baricco ci insegna – si può raccontare in molti modi, anche partendo da un frac. Verde.

    Ricorre oggi, 7 maggio, il duecentesimo anniversario della Sinfonia n. 9 in Re minore Op. 125 (in seguito nota anche come Corale) di Beethoven. Venne infatti eseguita per la prima volta in pubblico il 7 maggio del 1824, al prestigioso Theater am Kärntnertor (in italiano “Teatro della porta di Carinzia”) di Vienna, insieme con l’ouverture La Consacrazione della Casa e tre parti della Missa solemnis. Il fatto che il suo autore l’avesse composta quand’era ormai privo del tutto dell’udito, rende la Nona Sinfonia qualcosa di unico nella storia del genere umano. L’ultracinquantenne musicista la ultimò pochi anni prima di morire, lasciando con essa un ultimo grande testamento del suo sconfinato genio musicale, poco compreso dai suoi contemporanei e quasi sempre offuscato dall’ingeneroso paragone con Mozart. Molto si è scritto, giustemante, su quest’opera, ma la storia che vogliamo raccontare noi è un’altra.

    vienna teatro della porta di carinzia
    Acquatinta che raffigura l’interno del vecchio Teatro della porta di Carinzia di Vienna.

    “La sera in cui per la prima volta degli umani ascoltarono l’Inno alla Gioia (pochi, umani, perché molti, sfiniti, a metà concerto tagliarono la corda). (…) Beethoven quella sera si recò a teatro vestito con un frac verde, non ne aveva di un colore più decente, più rispettabile, e così dovette mettere quel frac verde, e in un certo senso, mentre usciva di casa, quella era la sua maggiore preoccupazione, cosa avrebbero detto del suo frac tragicamente verde, e allora il suo segretario, che si chiamava Schindler, lo rassicurò, e gli disse che non doveva preoccuparsi perché il teatro sarebbe stato sicuramente in penombra e quindi era improbabile che la gente notasse l’esatto colore del suo frac, che era, nella circostanza, verde. (…) apparve la Nona di Beethoven ed è curioso capire coma la presero. La gente, i critici, tutti. Era esattamente uno di quei momenti in cui alcuni umani si scoprono le branchie dietro alle orecchie e iniziano timidamente a pensare che loro starebbero molto meglio in acqua. Erano sulla soglia di una mutazione micidiale (l’abbiamo poi chiamata: romanticismo. Non ne siamo ancora usciti adesso).
    Quindi è molto importante andare a vedere cosa dissero e pensarono in quel momento. E allora ecco cosa scrisse un critico londinese, l’anno dopo, quando potè finalmente leggere e sentire la Nona. Ci tengo a dire che non era un fesso, e scriveva per una rivista autorevole che si chiamava The Quarterly Musical Magazine and Review. E questo fu ciò che scrisse: «Eleganza, purezza e misura, che erano i principi della nostra arte, si sono gradualmente arresi al nuovo stile, frivolo e affettato, che questi tempi, dal talento superficiale, hanno adottato. Cervelli che, per educazione e abitudine, non riescono a pensare a qualcosa d’altro che i vestiti, la moda, il gossip, la lettura di romanzi e la dissipazione morale, fanno fatica a provare i piaceri, più elaborati e meno febbrili, della scienza e dell’arte. Beethoven scrive per quei cervelli, e in questo pare che abbia un certo successo, se devo credere agli elogi che, da ogni parte, sento fiorire per questo suo ultimo lavoro».
    Quel che mi fa sorridere è che la Nona, ai giorni nostri, è esattamente uno dei baluardi più alti e rocciosi di quella cittadella che sta per essere assaltata dai barbari. Quella musica è diventata bandiera, inno, fortificazione suprema. È la nostra civiltà. Beh, ho una notizia da dare. C’è stato un tempo in cui la Nona era la bandiera dei barbari!”

    Alessandro BariccoI Barbari – Saggio sulla mutazione (Feltrinelli, 2006)

    Per fortuna sappiamo com’è andata a finire. Nel quadro raffigurato in testa a questo articolo Julius Schmid, pittore viennese della fine dell’800 (dunque un ritratto di fantasia) immagina Beethoven con un frac verde. Il dipinto di Beethoven di Schmid fu utilizzato come immagine di copertina del numero del 18 marzo 1927 di The Radio Times.

    Pagina del manoscritto originale della sinfonia
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