Menu
  • it
  • en
  • Tiarè fiore

    Un fiore dall’anima musicale



    Il nome Tiarè viene dal fiore esotico dai sette petali che rappresenta questa formazione: ognuno porta con sé la propria esperienza e il proprio stile, contribuendo a creare un’interpretazione ricca di sfumature e di contrasti, ideale per il settimino di Beethoven.

    Tiarè è il nome di questa nuovissima formazione con la quale debuttiamo domenica prossima alla Sala Musica del Relais S. Croce in occasione del terzo dei Concerti Aperitivo.

    Insieme a me al violino, Stefano Zanobini alla viola, Augusto Gasbarri al violoncello, Marco Tagliati al contrabbasso, Emilio Checchini al clarinetto, Andrea Mancini al corno e Umberto Codecà al fagotto: sette musicisti, sette individualità uniti dalla passione per la musica e dal desiderio di far rivivere questo Settimino con una nuova energia.

    Il Settimino di Beethoven op. 20, è un’opera enigmatica. Nasce in contemporanea alla Prima Sinfonia, altro capolavoro del compositore, ma con una gestazione del tutto differente. Se la Sinfonia infatti vuole scardinare canoni compositivi sedimentati, irrompendo nella scena della Storia della Musica, il Settimino guarda al passato e strizza l’occhio al pubblico abituato alle Serenate e ai Divertimenti di Mozart e Haydn. Il genio con cui Beethoven riesce a coinvolgere il pubblico crea il conflitto che caratterizza questo brano, dato il successo pressochè immediato, anche a scapito di altre composizioni, giudicate poi più innovative sia da Beethoven stesso che dalla Storia. Le trascrizioni di quest’opera infatti non si fecero attendere, rendendola famosa in tutta Europa e per tutte le formazioni di strumenti: tutti volevano ascoltare e suonare questo Settimino!

    settimino

    Nello scrivere questo brano, Beethoven si scontra con le convenzioni che dividevano le due macro famiglie che compongono questo ensemble: gli archi e i fiati. I primi infatti godevano di un rispetto sociale e di una fama “musicale” più consolidata, i secondi al contrario erano più vicini alla classe sociale della servitù. Contemporaneo di questa consuetudine, Beethoven si dimostra innovatore anche in questa occasione, azzardando una scrittura molto virtuosistica anche per i fiati inserendola all’interno di un gruppo da camera comprendente gli strumenti ad arco, legittimandone le capacità artistiche. Questa è una completa novità e, citando Einstein molti anni dopo, erano i fiati a «rimanere fuori, sotto le finestre o tra gli alberi, […] sempre più primitivi dei suonatori di strumenti ad arco; per lo meno Mozart li considerò tali e infatti a quei tempi era assai più facile passare da servitore a suonatore di corno che a violinista».

    Per essere la composizione di un giovane che vuole guardare al passato, l’innovazione è più che tangibile. All’interno della famiglia musicale dell’ORT, il confronto tra archi e fiati è routine: il repertorio dell’orchestra da camera prevede già un contatto cameristico fra le varie sezioni, che trova ancora più spazio all’interno di un ensemble come il Settimino. La scelta di questo brano è nata anche per permetterci di lavorare ancora a più stretto contatto e riportare le sonorità dell’orchestra in un gruppo che riduce le distanze e ci coinvolge più in prima persona.

    Eseguire il Settimino è l’occasione di unire le abilità tecniche e musicali del singolo alla sensibilità che si crea all’interno di un gruppo affiatato.

    Relais S.Croce
    L’ingresso del Relais S.Croce

    Mentre le note risuonano nell’aria, ci immedesimiamo nella musica e cerchiamo di catturare l’anima del Settimino. Ci chiediamo cosa provasse Beethoven mentre lo scriveva. Era davvero insoddisfatto del suo lavoro? Oppure, come alcuni studiosi sostengono, era solo infastidito dalla sua popolarità, che offuscava le sue opere più innovative?
    Non abbiamo la risposta a queste domande, ma una cosa è certa: il Settimino di Beethoven è un’opera di grande bellezza che merita di essere ascoltata e apprezzata.
    Noi, il Settimino Tiarè, continueremo a interpretarla con passione e dedizione, per far conoscere al pubblico la sua magia senza tempo.

    Forse, un giorno, anche Beethoven avrebbe perdonato il suo “odiatissimo” preferito.

    Questo il link alla scheda del concerto.

    Fondazione Orchestra Regionale Toscana - Partita I.V.A. 01774620486 Privacy Policy | Cookie Policy Realizzazione sito WWS Snc