Vite a distanza di anni, tra ammirazione, linee parallele di vita e coincidenze: un gioco di confronti che racconta tempi, talenti e incontri mancati
Vite in Parallelo: Beethoven e Schubert a Confronto
Fra Vasco Rossi e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro ci sono ventisette anni di differenza. La stessa che c’è fra Ludwig van Beethoven e Franz Schubert. Il paragone assurdo può aiutare però a capire distanze e convergenze fra due vite. Tanto per chiarirsi, quando nasce il leader dei Negramaro nel 1979, il profeta della vita spericolata sforna Alba chiara. Se proviamo lo stesso gioco con Franz e Ludwig, alla nascita di Schubert nel 1797, Beethoven è già acclamato come grande pianista e virtuoso.
Nel 1805, con Napoleone che vince ad Austerlitz, il piccolo Franz prende le prime lezioni di violino dal padre e di pianoforte dal fratello; Beethoven, nel frattempo, è alle prese con la prima esecuzione della Sinfonia n. 3, Eroica. A otto anni, Schubert è ammesso all’Imperial Regio Convitto come piccolo cantore di corte, mentre Beethoven lavora alla Quinta e Sesta sinfonia. La pagella del giovane studente del 1810 ci segnala “molto buono” in canto, piano e violino, e una nota aggiunge: “un talento musicale”. Beethoven invece compone l’Egmont. Entrambi, poi, sono allievi di Salieri, il regio Imperiale Maestro di Cappella di Corte. Beethoven lo frequenta per ricevere lezioni e consigli sullo “stile teatrale” e sulla vocalità italiana.

Incontri Mancati: ammirazione, nervosismo e il fragile equilibrio tra maestro e allievo a Vienna
Schubert è fra gli studenti che partecipano al giubileo del musicista italiano per gli anni passati alla corte imperiale. E così via, in parallelo. Vivono tutti e due nella stessa città, a Vienna, ma a quanto pare non si incontrano mai. E se il giovane Schubert in una pagina sorprendente del suo diario (16 giugno 1816) accusa Beethoven di usare uno stile “bizzarro”, poi di fatto non nasconde mai la sua ammirazione per “il maggior artista tedesco”. Infatti nel 1822 dedica otto Variazioni su una canzone francese a Beethoven. L’omaggio della composizione pianistica all’illustre maestro diventa il racconto di un incontro fra i due musicisti dall’esito poco felice. Tutto si svolge a casa di Beethoven. Schubert è emozionato, ai limiti del nervoso, e quando l’altro fa un commento sulla sua partitura, aggiungendo che si tratta di una sciocchezza da correggere, il giovane perde il controllo, e si calma solo una volta uscito.

Autore di questa bufala, poi smascherata da illustri studiosi, è Anton Felix Schindler, segretario e primo biografo di Beethoven, dall’eccessivo tocco agiografico, sempre pronto a esaltare il compositore e se stesso, in qualità di amico e confidente. La verità è più semplice: quando Schubert va per presentargli l’opera, Beethoven non è in casa. C’è però una prova. I due si conoscono. Ce lo dice Johann Friedrich Rochlitz, critico e musicologo, che recatosi a Vienna nel 1822 per incontrare Beethoven, scrive: Stavo andando a cena, quando un giovane compositore, Franz Schubert, un entusiasta ammiratore di Beethoven, mi incontra. Beethoven gli aveva parlato di me. “Se volete vederlo allegro e spensierato”, disse Schubert, “dovreste cenare nella stessa sala con lui alla Gasthaus dove va sempre”. Mi portò lì. I posti erano quasi tutti occupati. Beethoven sedeva circondato da amici…”.
E qui le linee parallele convergono. Tempo verrà per i Negramaro a Zocca? Mah…