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    Pollini suona Chopin



    Dopo la scomparsa di Maurizio Pollini, Dischi Fenice coglie l’occasione per consigliarci una storica interpretazione su disco del Concerto n.1 di Chopin ad opera del pianista milanese.


    «Come possiamo sapere se abbiamo compreso il senso di una musica? Dall’emozione che ci procura. È un criterio soggettivo, eppure è l’unico che funziona veramente.»

    Il 23 marzo 2024 è venuto a mancare Maurizio Pollini. Una grave perdita per tutto il mondo della classica, e per l’universo musicale in toto. Milanese, nato nel 1942 da una famiglia di artisti (il padre Gino architetto di punta del movimento razionalista, la madre Renata musicista), Pollini si distingue sin dagli studi al Conservatorio di Milano come un vibrante e tecnicamente dotato pianista. 

    pollini
    Maurizio Pollini
    Un battesimo di fuoco

    Nel 1960, a soli 18 anni Pollini vinse il concorso Chopin. I brani eseguiti dal M° durante la prova del concorso di Varsavia erano stati i 4 Studi per pianoforte. In quell’occasione Arthur Rubinstein, membro della giuria, dopo aver ascoltato Pollini disse, rivolgendosi agli altri membri: “Questo giovane suona tecnicamente già meglio di tutti noi!”.
    La benedizione di Rubinstein fu un punto di svolta nella carriera di Pollini. Rubinstein era considerato come uno dei maggiori interpreti, se non il maggior interprete, delle opere di Chopin. 
    Il battesimo di fuoco per Pollini arriverà di lì a poco. 

    Una registrazione che ha fatto scuola

    Poco tempo dopo, infatti, il Maestro pubblicò per la EMI (inizialmente la sua casa discografica, prima di passare in via definitiva e fino alla fine alla DGR) un disco con l’incisione del primo concerto di Chopin con la prestigiosa Philharmonia Orchestra di Londra sotto la direzione del M° Paul Kletzki
    Registrata nell’aprile del 1960 nei leggendari studi di Abbey Road e pubblicata su EMI lo stesso anno, l’interpretazione di Pollini del Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Chopin è una delle sue prime registrazioni e rimane probabilmente una tra le più grandi interpretazioni di questo concerto impresse su nastro. Il connubio tra l’irruenza giovanile, la perfezione tecnica e la comprensione del mondo di Chopin ben oltre i suoi anni allora giovanili, unito al tocco delicato e al fraseggio sfumato di Pollini, catturano le intricate emozioni racchiuse nella musica di Chopin. 
    Un’edizione in vinile successiva fu poi completata con alcuni brani per pianoforte solo, ovvero 4 Notturni, una Polacca ed una Ballata, registrati successivamente, nel 1968. 

    young pollini
    Il giovane Pollini viene congratulato dal Maestro Rubinstein a seguito della sua vittoria del concorso Chopin, Varsavia, 1960.
    Un must della discografia classica

    Nella recensione originale sulla rivista britannica The Gramophone del novembre 1960, il critico Roger Fiske osservava: “L’accompagnamento orchestrale e l’equilibrio sono degni dell’esecuzione solistica. Non ho mai sentito l’apertura eseguita con tanto fuoco. L’orchestra è sempre all’erta e Kletzki fa uno splendido lavoro nel seguire ogni variazione di tempo. Non mi aspetto di sentire il concerto suonato meglio da altri solisti, rispetto a Pollini…”.
    Durante l’esecuzione del concerto, l’articolazione di Pollini è cristallina e ogni accordo è valutato con attenzione. La registrazione è calda e di supporto, e cattura le sottigliezze sia del pianista che dell’orchestra. Più si ascolta questa esecuzione, più ci si meraviglia dei livelli di preparazione dettagliata che vi sono stati apportati. Questa rimane una registrazione di riferimento di quest’opera, oltre che una lezione pratica di pianismo. Kletzki sembra comprendere la visione di Pollini nella sua interezza e la comunica esattamente alla sua orchestra.

    Questo album è stato un must della discografia classica, tanto da far produrre numerose edizioni e ristampe nel corso del tempo. L’ultima, e maggiormente dettagliata, è a cura di EMI Classics. 

    “Non sento il sacrificio, ho sempre scelto, con grande egoismo, pezzi di cui non mi stanco. Mai. Non ho mai suonato con noia, mai con mancanza di entusiasmo”.

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