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    La parola a Ceretta



    Il nuovo direttore principale dell’ORT racconta le sue sensazioni in vista della nuova avventura sul podio, anticipando i temi ed i contenuti dell’imminente concerto del primo dicembre al Teatro Verdi.

    Diego Ceretta ha ventisette anni (compiuti da pochi giorni), con lo sguardo alto rivolto al futuro, ispirato e appassionato. È il nuovo direttore principale dell’ORT, e con questo ruolo debutterà il prossimo primo dicembre in un concerto che vedrà protagonista assoluta la musica di Beethoven. Nello stesso programma ci sarà un grande solista al pianoforte, il veneto Alessandro Taverna.

    Abbiamo intervistato il Maestro Ceretta nel bel mezzo delle prove generali, sempre trafelate e intrise di quel brio e quell’effervescenza che anticipano la performance vera a propria, mentre si aggiustano gli ultimi dettagli e si cerca di dare quel tocco “personale” al concerto. 

    «Finalmente si comincia, sono molto emozionato e molto contento», dichiara Ceretta. «Con l’Orchestra della Toscana abbiamo già fatto un concerto assieme fuori stagione a fine settembre a Pavia, con la Scheherazade di Rimsky-Korsakov, un concerto molto impegnativo, ma è stato comunque un “aperitivo”, se vogliamo. Adesso si inizia per davvero, con l’orchestra al completo, e non vedo l’ora di fare questo concerto».

    Un’anticipazione di ciò che sentiremo il primo dicembre: «Il concerto è costruito su due brani che sono l’apice della scrittura per pianoforte, nonché l’inizio di un nuovo percorso per quanto riguarda la sinfonia. Entrambi i pezzi sono in mi bemolle maggiore, che rendono questo senso di solennità.» Prosegue Ceretta: «L’Imperatore ha questo primo tempo lunghissimo, imponente e tellurico, tipico della scrittura di Beethoven. Ha poi un secondo movimento caratterizzato da questa sospensione meravigliosa, in cui si perde la sensazione del tempo che scorre, mentre il terzo ha un clima festoso, con delle cose che richiamano la Settima Sinfonia, con questi ritmi molto particolari”. 

    La seconda parte del concerto si baserà invece sull’esecuzione della Sinfonia n.3 in mi bemolle maggiore Op.55, anche nota come Eroica, composta da Beethoven tra il 1802 e il 1804 come dedica per Napoleone, perlomeno fin quando Bonaparte non pretese di indossare la corona imperiale; a quel punto Beethoven ne stracciò la dedica e le diede il nome con cui la conosciamo oggi. Spiega Ceretta: «L’Eroica è una sinfonia che apre nuove strade sotto tutti i punti di vista: dalla durata, poiché dura il doppio di una sinfonia classica, quindi introduce una novità in quei termini, alla sua dinamica serrata. Ha questo primo movimento in cui non ci si ferma mai. Ogni volta in cui la sinfonia suggerisce una chiusura, o quantomeno una tregua, un momento in cui si “conferma” una situazione musicale, Beethoven la fa sfuggire, la rende imprevedibile. I temi arrivano da ovunque, c’è una sensazione di un qualcosa che “bolle”.»

    Continua Ceretta nella sua analisi: «Segue poi la marcia funebre, che spegne tutto e porta nel baratro tutto ciò era stato detto nel primo tempo. Nel terzo movimento invece si ha un pulsare frizzante, che conduce a una sorta di “resurrezione”: la musica sembra risorgere dalle sue ceneri, come una fenice. E finalmente, il quarto tempo, ispirato si alle Creature di Prometeo (balletto eroico-allegorico composto da Beethoven nel 1801, ndr), non dimenticandoci però che questo tema proviene da una contraddanza da lui composta verso la fine degli anni Novanta del Settecento, quindi era un canto popolare (contraddanza deriva dall’inglese country dance, ovvero “danza contadina”, ndr).» 

    Prosegue Ceretta, sottolineando l’impatto non solo artistico, ma anche storico e sociale di questa composizione: «È interessante come Beethoven collochi questa contraddanza alla fine di una sinfonia dedicata all’arrivo di nuovi ideali che dovrebbero scardinare la società dopo la Rivoluzione Francese, di cui siamo ancora figli ideologicamente (l’uguaglianza è un tema ancora molto caldo). La scelta di voler chiudere la sinfonia con un tema popolare, significa che questi nuovi ideali portati dalla Rivoluzione fanno parte di tutti, quindi c’è questo bellissimo percorso alla fine del quale ci si sente rinati, ammantati da nuova luce.»

    Per informazioni sull’evento e per acquistare i biglietti, cliccare qui.

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