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  • La diaspora dell’ORT – 6



    In via Ghibellina si fa festa! Nel 1998 il Teatro Verdi apre le sue porte ai nostri professori. C’è ancora qualcosa da sistemare, ma finalmente dopo diciotto anni l’ORT riesce a trovare una casa stabile. Ultima puntata per il racconto di Fulvio Paloscia.

    A fine anno, l’ufficializzazione di una voce che circolava da tempo: l’Orchestra della Toscana rileverà il Verdi. La Regione, cui fa capo l’Ort, si sta adoperando per far sì che finalmente l’orchestra abbia una sede degna di questo nome: un teatro vero e proprio, costruito per la musica. Le trattative, condotte tra gli altri dall’allora assessore alla cultura della Regione Marialina Marcucci e che vedono impegnatissima la Fondazione, vanno in porto: l’Ort stipula con la famiglia Castellani un contratto d’affitto della durata di dieci anni con opzione di riscatto; nel 2008 l’Orchestra deciderà infatti se acquistare il teatro oppure no. Un’operazione complessa e costosa che approda a numerosi risultati.

    Il Teatro Verdi con moquette rossa (prima dell’attuale pavimento in legno)

    Non solo si trova una sede definitiva all’orchestra, ma si salva un teatro che rischiava la chiusura, che rischiava di chiudere il suo sipario per sempre. Proprio così: l’Ort ridà a Firenze un luogo cruciale dello spettacolo che, tra l’altro, manterrà la sua attività al di là della musica classica: continuerà la programmazione di teatro musicale, di concerti rock o di cantautori, in più il Verdi ospiterà un calendario di anteprime cinematografiche organizzate dall’Atelier che richiameranno migliaia di persone. Il teatrone di via Ghibellina, dunque, torna alla sua intensissima attività sotto la guida di una Fondazione Ort che fa scelte mirate.

    Un concerto dell’ORT. al Verdi: si proietta Chaplin con la colonna sonora eseguita dal vivo.

    L’orchestra della Toscana diventa davvero maggiorenne. A tutti gli effetti. Nel 1998 compie diciotto anni di pellegrinaggi, interrotti dalla parentesi di Santo Stefano al Ponte Vecchio; con il cuore in bocca dall’emozione i professori dell’Ort si insediano al Verdi dal 12 gennaio 1998. Il primo concerto è affidato, con un gesto che oggi pare simbolico, a un direttore d’orchestra fiorentino, Alessandro Pinzauti. È il 14 gennaio del 2000. In via Ghibellina si fa festa. L’Ort ha finalmente trovato fissa dimora ed è pronta ad aggiungere altri nomi importanti a quelli che sono già passati dal Verdi: da Bruno Bartoletti alla bacchetta di culto Daniel Harding, destinato di lì a poco a esplodere in tutto il mondo, da Frans Brüggen a solisti come Shlomo Mintz e Boris Belkin.

    Daniel Harding, direttore d’orchestra britannico (Oxford, 1975)

    I problemi, certo, non sono finiti. Ci sono i camerini da rifare, delle strutture da rivedere e l’orchestra si rimbocca le maniche per iniziare con le migliorie, a cominciare dal foyer di platea, per proseguire con i camerini. C’è da migliorare l’acustica (anche se i ‘disastri’ di Santo Stefano al Ponte Vecchio, come diceva la critica, erano ben altra cosa: a proposito, la Chiesa riaprirà alla musica, ma senza l’Ort, scherzi del destino) che poi non è così controllabile, nonostante sia un teatro, e per questo si sperimentano camere acustiche che escludono l’utilizzo di amplificazioni elettroniche. Ma quella è un’altra storia. E la racconteremo un’altra volta.

    (6. Fine) – Puoi rileggerli tutti cliccando qui

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