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  • Un violino per l’ORT | 7




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    Cassa e manico si incontrano. Un passaggio cruciale e delicato che porta ulteriormente avanti il lavoro del nostro liutaio. È una nuova puntata del nostro racconto, mentre corde e piroli stanno già aspettando.

    Sul banco da lavoro riposano le due sezioni del violino, da un parte la cassa e dall’altra il manico, due prodotti finemente ultimati ma inutili finché separati. Devo dunque procedere all’incastro attraverso un lavoro dalla precisione millimetrica, frutto di calcoli e regole ferree. L’errore in questo passaggio non è assolutamente ammesso; discostarsi dalle misure previste per quanto riguarda la centratura, l’altezza del manico e la sua inclinazione e proiezione verso il ponticello porterebbe ad un’irreparabile compromissione del suono. 

    Con lo scalpello procedo alla creazione dell’alloggio, lavorando sullo zocchetto superiore a cui andrò a togliere la porzione necessaria a contenere il manico. Questa fase richiede numerosi passaggi di progressiva scavatura fino a giungere alla misura ideale; un buon incastro dovrebbe far pressione e rimanere stabile anche senza l’ausilio di colle. Una volta inserito il manico andrò comunque a fissare il tutto tramite collante, anche perché, una volta montate le corde, la pressione esercitata sullo strumento richiederà una certa resistenza da parte della struttura. Come sempre lascio seccare tutto per una notte e il mattino seguente inizio l’ultimo lavoro di rifinitura, quello definitivo. Attraverso lime e ratiere mi assicuro che il legno non presenti imperfezioni, in modo che una volta applicata la vernice questa risulti il più uniforme possibile.

    Monto sul manico il capotasto superiore e sistemo sulla cassa il capotasto inferiore, ma soprattutto dedico attenzione alla lavorazione del ponticello, al quale dovrò dare le giuste caratteristiche affinché si adatti al mio strumento. Questo è l’elemento di congiunzione fra le corde e la cassa armonica, ciò che permette il trasferimento delle vibrazioni e per questo la sua modellatura risulta così importante. 

    Il passaggio che segue è tanto complesso quanto affascinante. L’ultimo elemento del mio violino è un piccolo cilindro di abete, un semplice pezzetto di legno che andrò a posizionare, passando dalle Effe, in un preciso punto della cassa, come fosse una colonna interna che collega il fondo alla tavola. Questa è la cosiddetta “anima” del violino, la quale, prestando fede al suo nome, non solo aumenta la stabilità della struttura, ma dona carattere al suono. Trovare la giusta posizione non è immediato e per inserirla nel modo corretto esiste una precisa procedura sulla quale, però, non mi dilungherò per non perdermi in tecnicismi. 

    Mancano adesso i piroli e le corde che vado a sistemare e tirare negli appositi siti. Normalmente, a meno di particolari richieste, utilizzo corde standard e piroli in bosso.

    Ripongo il violino completo sul mio banco da lavoro; adesso manca solo la verniciatura.

    (7. continua)

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