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  • Un violino per l’ORT | 3



    Lo strumento inizia a prendere forma. Sul tavolo si riescono finalmente a vedere i primi trucioli di legno. Nuovo appuntamento con Lorenzo Belardi ed il suo violino. Questo è quello che è successo nella settimana.

    Il nostro lavoro, da questo momento, inizia a richiedere tempi di produzione lunghi ed una precisa organizzazione dei diversi passaggi. Siamo giunti alla creazione del fondo del violino, processo che occupa minimo una settimana per essere ultimato, in quanto ricco di fasi di taglio, piallatura e rifinitura. Ma andiamo per ordine.

    Per prima cosa osservo il mio legno con cura matematica. Attraverso misurazioni e calcoli ne ricavo la densità, necessaria a determinare il punto dove effettuare un taglio verticale. Segue una precisa piallatura delle due parti che mi permetterà poi di riunirle nuovamente per mezzo di un collante. Questa fase richiede un minimo di otto ore di riposo, per questo spesso si effettua la sera, in modo da non sprecare tempo.

    La mattina seguente prendo le fasce e ne traccio il perimetro sul fondo che poi andrò a tagliare e definire attraverso l’utilizzo di una sega a nastro e di numerose lime. Quanto ricavato passerà sotto numerosi attrezzi per arrivare ad essere parte del nostro violino. Con la sgorbia inizio il lavoro di sgrossatura per creare la cosiddetta “bombatura” dello strumento, la parte convessa che sporge dal corpo, importantissima ai fini di un’ottima qualità di suono. I solchi della sgorbia seguono linee ben precise che è possibile ricavare con strumenti appositi oppure a occhio, seguendo l’istinto e aiutati da una consolidata esperienza. Personalmente il mio maestro ha sempre spinto ad allenare lo sguardo per questo lavoro e uso gli strumenti giusto per conferma. Importante invece è il passaggio sotto una luce radente di una lampada che mi permetta di vedere e quindi eliminare eventuali bozzi e altre piccole imperfezioni con scalpelli e piallette.

    Prima di procedere con la parte interna mi concentro sulla filettatura. Questa fase non serve solo a donare bellezza ornamentale allo strumento ma ne accresce anche la resistenza mantenendo coese le fibre del legno e prevenendo la formazione di crepe. Si scava con un coltello un canale di poco più di un millimetro dove andremo a inserire il filetto, inserto in legno composto da tre diverse strisce, quella interna bianca e le esterne nere. La filettatura è composta da sei pezzi, idealmente posti sopra il percorso delle fasce che incollati necessitano di riposo.

    Una volta atteso il giusto tempo inizio a scavare l’interno. Ad ogni parte del fondo corrisponde un differente spessore che viene determinato dalle misurazioni fatte in precedenza e dalle modalità dei singoli liutai. Di norma la parte alta e la parte bassa, rispettivamente polmone alto e polmone basso, sono quelle più scavate, mentre al centro si lascia sempre un maggiore spessore.

    Giunto al termine di questa lavorazione il mio pezzo di legno pesa all’incirca un etto e deve essere sottoposto a un test mediante vibrazioni provenienti da un generatore di frequenze che ne attesti la corretta lavorazione e, soprattutto, la reazione agli stimoli indotti.

    3. continua (la prossima settimana)

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